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"Peggio che diventare famoso" di Filippo TimiUna dimensione cinematografica personaledi Valentina Greggio Filippo Timi si confronta con il mondo del cinema, ma soprattutto con la sua dimensione più intima e personale.
Filippo Timi, nel suo terzo libro Peggio che diventare famoso, racconta la sua vita d’attore e in particolar modo la sua esperienza sul set di Gabriele Salvatores per la lavorazione del film Come Dio Comanda. Timi racconta con grande coinvolgimento e con forte partecipazione le sensazioni che precedono un provino, l’incontro con il regista, il timore di non sentirsi adatti a un ruolo o di non appartenere al personaggio, le inquietudini del set e soprattutto le emozioni più intime, quelle che ti sorprendono quando meno te lo aspetti. La vita di un attore non è facile, e Timi lo sa bene. Bisogna dimenticarsi di se stessi ed essere una persona diversa, ci si ritrova in altre situazioni, a vivere altri rapporti, altri tormenti. Bisogna imparare a essere un altro a impossessarsi della sua vita, delle sue inquietudini e della sua personalità. con enorme impegno e grande sforzo. A tutto questo, poi, si aggiunge la vita del set: gli orari da rispettare, i cambi di ambientazione, i rapporti con i colleghi e soprattutto con il regista. È lui che guida, con la sua professionalità e preparazione, gli attori, in ogni momento, in ogni situazione, anche nelle più imbarazzanti. In un film ogni azione deve restituire qualcosa. Ogni gesto, ogni movimento deve produrre delle vibrazioni, che per essere realistiche, si devono sentire e percepire. Un film diventa così il risultato del lavoro del regista, degli attori e di tutte le maestranze coinvolte nella lavorazione, di un gruppo che, con maturità e competenza, si ritrova a condividere emozioni e difficoltà ma anche successi, professionali e personali. E Timi oltre che attore è anche un uomo. Un uomo che ha un profondo e forte legame con la madre e con la sua famiglia. La lontananza naturalmente non aiuta, ma molti sono i modi per tenere vivo e costante un rapporto. Racconta, così, delle chiaccherate con la madre, fatte di quotidianità, di dolcezza e di innocue e normali discussioni. Proprio nella dimensione famigliare sembra ritrovare il suo lato più intimo e, forse, sincero. Filippo Timi si espone senza filtri, senza falsi pudori, con un sorprendente coraggio e una disarmante naturalezza. Filippo Timi, Peggio che diventare famoso, Garzanti, 2008, pp. 332, euro 15,60.
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