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"People Do Not Know Who Rules" dei Sense Of AkashaI suoni incantati dell’elegia elettronicadi Emanuele Rauco La scena indipendente italiana ha molte facce, quasi tutte sconosciute o malamente valorizzate dai discografici italiani, che devono farsi strada grazie ai concerti o ai nuovi media come Internet e simili. Per fortuna, una volta tanto, i media più tradizionali si sono accorti di un gruppo emergente che di sicuro sa affacciarsi nel panorama internazionale: da Brunico, i Sense of Akasha.
Che internazionali lo sono fin dal primo impatto, con quel loro impasto di italiano e tedesco, e si dimostrano internazionali anche nella miscela degli ingredienti, scegliendo suoni e timbri, composizioni che superano barriere, etichette e preconcetti e arrivano a una dimensione personale e compiuta, che la band ha ottenuto registrando in una vecchia stazione ferroviaria. E in effetti, l’atmosfera spettrale eppure romantica filtra tra le note dell’album, il cui titolo è People do not know who rules, è l’esordio del gruppo dopo demo e auto-produzioni, e che naviga leggero e intenso tra elettronica raffinata, ritmi ondivaghi, melodie appena sussurrate impastate con suoni, rumori, parole, come a far rientrare il mondo e la contemporaneità in un universo sonoro che invece cerca pervicacemente di rendersi autonomo e universale. E già dall’iniziale title track, è il mondo, il reale – benché passato – a prendersi il suo spazio, con un discorso del Mahatma Gandhi che segna, come un fiume carsico, il brano nella sua lunghezza, e che si alterna lungo le 10 tracce dell’album con parole, rumori, segni della nostra civiltà (la connessione Internet in Option key). Il gruppo, più che sulla composizione e la struttura dei brani punta all’amalgama dei suoni, all’interazione tra tastiere e chitarre, come Made of Dirt o il singolo Make me real, le percussioni discrete e morbide di Can’t remember, che si aprono a esplosioni di trattenuta emotività, come nella lunga e finale Wish. Album non facile, ne piacevole – in senso stretto – ma curioso, aperto e che apre l’orizzonte dell’ascoltatore e che mostra 5 ragazzi in grado di trasformare piccole note in piccole sensazioni, mettendole insieme con bravura; merito soprattutto del lavoro elettronico e strutturale di Klaus Leitner – anche voce e chitarra – e Ivo Forer – anche batterista, aiutati dalle dolci melodie classiche di Irene Hopfgartner, al violoncello e al piano. A trovargli un difetto, forse, una progettualità coerente, e un maggiore senso compositivo non guasterebbe, ma è praticamente un esordio, quindi lasciamoli godersi i frutti del loro lavoro. La Band:
DISCOGRAFIA
CREDITS Musica: SENSE OF AKASHA Parole: SENSE OF AKASHA (tranne People do not know who rules - discorso del Mahatma Gandhi) Registrato da: I. Forer, K. Leitner at Casello Brunico. Mixato da: Forer, Leitner, Dander, Feichter at Elch Studio. Mastering: M. Schwabe at Monoposto - Düsseldorf. Artwork: AGCL. Photography: G. Melillo, GC Lamonaca, I. Forer. Pubblicato da Riff www.riffrecords.it Distribuito da Hongly (Italia) www.hongly.it e Code7 (UK). CONTATTI BAND
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