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Giornate degli Autori "Pescuit sportiv (Hooked)" di Adrian SitaruUna giornata particolaredi Massimo Tria Romania, oggi: Mihai e Mihaila sono due amanti che hanno deciso di passare una giornata insieme di nascosto, sulle rive di un fiume a fare un picnic. Purtroppo mentre litigano in auto urtano una prostituta che sbuca d’improvviso sul ciglio di una strada abbandonata. O forse si è buttata sotto l’auto di sua volontà?
Adrian Sitaru esordisce con un lungometraggio di quelli che faranno sicuramente parlare di sé. Si parla già di un nuovo autore maturo. L’affermazione è un po’ avventata, ma di certo il suo è un nome che va seguito e che potrebbe arricchire presto la pattuglia dei cinematografari transilvanici che hanno spopolato ultimamente a Cannes (Mungiu, Puiu, Porumboiu…). Il film rimane impresso, in una congerie di falsi intellettualismi antonioniani che popolano le varie sezioni veneziane e faticano a lasciar traccia di sé; non solo per la vicenda vagamente inquietante e i toni grotteschi e a tratti sulfurei sui quali si snoda, ma anche per la impostazione teorica della sua “visione” di cinema. Va detto subito infatti che il procedimento distintivo che informa questo “Pesca sportiva” è l’utilizzo totale e coerente dalla prima all’ultima scena della soggettiva; ma non siamo dalle parti de La fuga (Delmer daves, 1947), e neanche nel territorio simil-teorico di Guy (Lindsay-Hogg, 1997), in cui un Vincent D’Onofrio d’annata andava in giro riprendendo se stesso ed il suo ambiente con una handy camera che faceva tanto tenerezza e autoreferenzialità. Qui Sitaru mette semplicemente in gioco (appunto) un ludico e quasi automatico balzo continuo della focalizzazione da un personaggio-osservatore al successivo, negando alla radice l’esistenza di uno sguardo narratoriale esterno. Come in un videogioco multiplayer, la palla al balzo del primo piano viene trasmessa (ed è questa in fondo la mossa fondamentale e l’unica traccia onnipresente di regia) da un narratore esterno che però non si permette mai di “imporre” il suo sguardo neutrale. All’inizio seguiamo i due amanti che all’interno della loro auto si muovono verso la campagna, e le combinazioni di prospettiva sono necessariamente limitate: il regista si limita a scegliere angolazioni sghembe ed innaturali per il cinema classico, per darci ad intendere il prijom o meccanismo narrativo di base. Quando poi, dopo che è avvenuto l’incidente (vero o falso che esso sia) con la prostituta messa sotto dalla nevrotica Mihaila, Sitaru inizia ad avere a disposizione qualche cartuccia in più e fa intervenire altri personaggi, e dunque altri punti di vista. Siano dette chiaramente due cose: il gioco scopico non sembra, ad una prima visione, sotteso da particolari poetiche che ridistribuiscano il point of view secondo specifiche scale semantiche (che un personaggio guardi in PP o in totale è dovuto ad una pura distanza fisica dal proprio “profilmico” del momento): né sembra che ai diversi sguardi in soggettiva si possano associare particolari visioni filosofiche o per lo meno caratterialmente diverse e significative dello sparuto gruppo di protagonisti. Se il tutto si limitasse alla tecnica o al gioco degli sguardi, rimanderemmo dunque il promettente esordiente rumeno alla seconda prova; fatto sta invece che oltre che con gli sguardi Sitaru (autore anche della sceneggiatura) mette in atto un notevole gioco al massacro psicologico, che si attua in tre fondamentali modalità differenti: il balletto delle responsabilità e delle decisioni dopo che i due credono di aver ammazzato involontariamente la ragazza (i due litigano sulla scelta non facile se nascondere il corpo o costituirsi); la presenza illogica e lievemente minacciosa di due outsider (un guardacaccia grassone e un cliente della prostituta un po’ fuori di zucca); e soprattutto in quello che il vero piatto forte del testo filmico nella sua interezza, e che avremmo lodato anche se Sitaru avesse adottato una focalizzazione più classica: la quasi diabolica psicologia della giovane e avvenente Ana, la prostituta che sembra essere alla fine più un magico e minaccioso deus ex machina, che la vittima di un investimento stradale. La sua presenza non si spiegherà mai (secondo i canoni razionali) fino alla fine: che ella sia un angelo inviato da istanze superiori a sistemare la vita dei due amanti, costringendoli ad una presa di responsabilità; che sia un diavoletto pronto a stuzzicarli nei loro punti dolenti; che sia semplicemente una giovane puttanella un po’ pazza. Rimaniamo nel dubbio, ma siamo certi che quello di Sitaru è un nome da seguire. Titolo originale: Pescuit sportiv Nazione: Romania, Francia Anno: 2008 Genere: Drammatico Durata: 80’ Regia: Adrian Sitaru Sito ufficiale: Cast: Adrian Titieni, Ioana Flora, Maria Dinulescu Produzione: 4Proof Film, Movie Partners in Motion Film Data di uscita: Venezia 2008
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