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"Phrazes For The Young" di Julian CasablancasUn nuovo album per il cantantedi Marco Zanella "Meglio soli che male accompagnati" suggerisce il proverbio. E di solito non si accompagnava male, Julian Casablancas, quando portava il suo rock’n’roll in giro per il mondo con l’allegra banda degli Strokes.
Da quando quei cinque ragazzotti hanno accordato i loro strumenti il panorama indie-rock del secondo millennio non è stato più lo stesso. Hanno suonato una gran bella musica, che mette d’accordo critici e pubblico, che scalda i cuori, piena di energia con le chitarre sempre al massimo, pura e semplice. Le melodie graffiate dalla voce rauca e sbandata di Casablancas, l’anima del gruppo, la sua quinta essenza, lo rendono molto più di un semplice frontman o di un banale compositore di testi. Rappresenta il fulcro attorno cui tutto gira. E in un momento di silenzio complessivo della band, sull’esempio degli altri compagni che già da tempo avevano cercato esperienze fuori dal gruppo, Julian tira fuori dal cassetto otto brani e crea Pharezes for the young, il suo primo album solista. E come dice il saggio, "a far da sé si fa per tre". Perché da quel cassetto Casablancas sfodera un (buon) disco che risulta essere una perfetta sintesi dell’anima rock del gruppo madre, con esotici contorni pop, dati dall’abbondante utilizzo di elettronica. Che dà alle canzoni in scaletta un effetto vintage leggermente sbarazzino, che alleggerisce l’intero ascolto. Ci sono pezzi, o singoli passaggi, che ti entrano nella testa dopo il primo ascolto e da lì non ne escono facilmente. Il riferimento non è solo per le tastierine di 11th dimension, brano che lentamente sta conquistando sempre più spazi all’interno delle programmazioni delle radio commerciali italiane. Come stare fermi appena si sentono quelle note che si ripetono all’infinito? Forse odiato dai puristi “strokesiani”, così lontano da certi rock duri e grunge della band e più vicino magari ai jingle della pubblicità per la sua forza ipnotica e ammaliatrice. Questi potranno allora apprezzare il brano di partenza Out of the blue, dove per un attimo sembra di ritrovare le bacchette di Moretti e gli accordi di Al Hammond jr. Decisamente il pezzo più Strokes di tutta la scaletta. Che raccoglie in poco più di quaranta minuti altre lodevoli creazioni. Left & right in the dark, sintesi delle due canzoni descritte in precedenza, è caratterizzata da un gran bel ritornello e da un finale a sorpresa. 4 chords of the Apocalypse è in equilibrio souleggiante tra l’organo elettrico e il canto di Casablancas, che sembra quello di un predicatore, una sorta di omelia hard rock. In Ludlow street c’è spazio anche per la storia di New York, quasi una filastrocca. Si alzano i volumi e aumentano le distorsioni per River of brakelights, il più aggressivo tra i brani presenti, mentre Glass riprende quell’aurea da tastierina Bontempi di 11th dimension ma con meno magnificenza, prima della chiusura semipsichedelica di Tourist. Il tutto per confezionare un’immagine di Casablancas leggermente meno depressa e cinica, più maliziosa e frivola. Ma se tutto questo non è stato di vostro gradimento e state contando i giorni dall’ultima pubblicazione degli Strokes vecchio stile, mantenete calma e pazienza ancora un poco. Sono attese a breve novità sul prossimo lavoro della band che dovrebbe uscire nei prossimi dodici mesi. Nel frattempo, consiglio di riprovare ad ascoltare questo disco. Potrebbe questa volta, piacervi davvero. Tracklist: 1. Out of the Blue 2. River of Brake Lights 3. 4 Chords of the Apocalypse 4. 11th Dimension 5. Ludlow St. 6. Glass 7. Left & Right In The Dark 8. Tourist
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