“Pier Paolo Pasolini – Una morte violenta” di Lucia Visca

In diretta dalla scena del delitto, le verità nascoste su uno degli episodi più oscuri della storia d’Italia

Lucia Visca è una giornalista professionista originaria di Roma. Prima di far carriera nel gruppo Espresso nell’Agenzia Giornali Locali e, più recentemente, come direttrice delle testate elettroniche Atlante, Technet e Geopolitica, ha dovuto fare tanta gavetta.

Nel 1975 era una collaboratrice di Paese sera agli esordi.
Il 2 novembre fu la prima giornalista ad accorrere, alle luci dell’alba, all’Idroscalo di Ostia dove, durante la notte, era stato rinvenuto un cadavere. Si scoprirà di lì a poco che era quello del poeta Pasolini.

In Pier Paolo Pasolini – Una morte violenta, edito da Castelvecchi, la Visca ci racconta la storia di un delitto visto dagli occhi di una giovane reporter alle prime armi, capace ancora di gioire per una notizia rubata e di indignarsi per l’assenza della propria firma sul giornale, dopo che il servizio vola, come prevedibile, tra le mani dei cronisti più esperti.
Dettagli, fotografie, ipotesi, sequenze di fughe, colluttazioni, incidenti e infine la morte.
C’è tutto nel libro di Lucia Visca a raccontare la fine violenta di Pasolini. Tutto, tranne ciò che ognuno di noi (autrice per prima) cerca insistentemente da quel lontano 2 novembre ad oggi: la verità, su chi fu a commissionare l’omicidio e a commetterlo.
Il caso Pasolini resta infatti a distanza di decenni un mistero irrisolto, un buco nella storia come le stragi di Piazza Fontana e di Bologna.

In Pier Paolo Pasolini – Una morte violenta la narrativa si intreccia alla cronaca, il “dramma” personale della giornalista in erba tutta gavetta e rospi da ingoiare prende posto accanto all’arringa dell’avvocato Guido Calvi al processo Pasolini.
Pagina dopo pagina, si entra in un vortice di avvenimenti che, inevitabilmente, fa venire voglia di arrivare ad una conclusione certa: chi sono i colpevoli e qual è il movente.
Invece non è così. La cronologia dei processi a Pino Pelosi dimostra quanti dubbi e quante lacune siano rimasti a pesare sulla morte di Pasolini dal 1975 ad oggi.
Certo sono state avanzate delle ipotesi, anche piuttosto realistiche, ma di fatto nessuna è mai stata avvalorata da prove inconfutabili.

Non resta allora che rileggere le parole dello stesso Pasolini, scritte il 14 novembre del 1974 sotto il nome de Il romanzo delle stragi. E su di esse fermarsi a riflettere.
“Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi. Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che rimette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero”.

Lucia Visca, Pier Paolo Pasolini – Una morte violenta, 2010, Castelvecchi, pp. 147, 15 euro.

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Chiara Giacobelli è una scrittrice e giornalista nata nel 1983. Si è laureata a pieni voti in Scienze della Comunicazione e poi Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. E' iscritta all'Ordine dei Giornalisti dal 2006 e ha pubblicato undici libri, tra cui il pluri-premiato saggio biografico "Furio Scarpelli. Il cinema viene dopo" realizzato insieme ad Alessio Accardo di Sky Cinema e al critico Federico Govoni. Nel 2016 è uscito il suo romanzo d'esordio "Un disastro chiamato amore" edito da Leggereditore del gruppo Fanucci. Come giornalista collabora anche con il gruppo Cairo Editore (Bell'Italia e In Viaggio), Affari Italiani, Luxgallery, oltre a tenere un blog culturale sull'Huffington Post. Il suo sito è www.chiaragiacobelli.com, oppure potete seguirla tramite Facebook, LinkedIn e Twitter.