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"Popstar"Il teatro sperimentale di scena a Miradi Enrico Silvano Sul palco tre bare e il direttore di scena. Il direttore di scena apre le bare e dà ai defunti la possibilità di raccontare come lì dentro sono finiti. Il pubblico così viene travolto dall`incalzante cronaca di tre storie che nascono in luoghi e circostanza lontanissime le une dalle altre, ma che convergono inesorabilmente in un unico comune tragico destino.
Non c`é nessun tentativo di rappresentazione scenica. Gli attori sono immobili e evocano le proprie ultime concitate ore di vita; appare così agli occhi degli spettatori, completamente coinvolti dal pathos trasmesso dalla vivida voce dei personaggi, un mondo di pura violenza, di pura azione, nel quale manca il tempo per fermarsi e pensare, si agisce per impulsi, dominati dall`istinto, e ogni scelta é un passo che avvicina irrimediabilmente alla fine. Negli scenari che le storie evocano, la morte regna già sovrana, il sangue scorre a fiotti, la droga e l`alcol sono ovunque, l`atto sessuale é brutale e animalesco. E il linguaggio adoperato é coerente: viene utilizzata una lingua che mischia il dialetto veronese all`italiano, che sfocia costantemente nel torpiloquio, frasi brevi e semplici, recitate come una cantilena, cariche di sarcasmo e ironia. A ciò vengono aggiunti continui riferimenti pop: Sanremo, le caramelle ambrosoli, gli inserti musicali, una canzone di Rino Gaetano, un pezzo dance e infine la liberatoria “Solitudine” di Laura Pausini. Lo spettacolo riesce così, attraverso questa commistione di elementi, a ritrarre efficacemente i desolati paesaggi umani della più profonda provincia padana: é facile immaginare i tre giovani protagonisti uccidere e uccidersi, fuggire e dibattersi muovendosi tra squallide periferie, desolate zone industriali, anonimi paesi che perfettamente si fondono con la disperazione e l`angoscia che li guida. Non c`é salvezza in questo mondo, non c`é speranza né prospettiva: é un mondo inospitale nel quale non si può far altro che tentare di succhiare via ad ogni attimo quanta vita possibile, godere di ogni effimero piacere. E tutti e tre questo fanno, ma l`ironia che traspare nel racconto denota disillusione e consapevolezza: é questa la vita che hanno in mano e questa e solo questa vita possono ormai ad interpretare, non c`é più alternativa, lo sanno bene. E così la morte é l`unica liberazione possibile dalla latente angoscia, l`unico luogo nel quale poter realizzare i propri sogni, quelli soppressi, quasi cancellati dalla squallida quotidianità. PopStar come altri spettacoli della compagnia BabiloniaTeatri, tenta di portare sul palco i problemi e le paure che dominano le nuove generazioni e ci riesce terribilmente bene. Attraverso una grande abilità narrativa che, unita ai dettagli splatter e agli scenari di violenza, non può non ricordare i film di Tarantino. Tale abilità si esplicita nella capacità di ricostriure durante il rapido degenerare degli eventi, il passato dei protagonisti, le abitudini e le relazioni che esistono tra loro. Il violento e duro realismo si amalgama a parti visionarie (le quali avrebbero potuto essere più contenute nella forma e nella durata) che segnano la definitiva resa alla morte dei tre personaggi. Cinquanta minuti intensissimi, nei quali le parole sono vomitate, non c`è neanche il tempo di tirare il fiato: PopStar ha la velocità e la precisione di uno sparo; è un`istantanea che coglie la realtà nella sua più viva crudezza. Durata 50’ Realizzazione di Enrico Castellani, Ilaria Dalle Donne, Valeria Raimondi, Vincenzo Todesco con Enrico Castellani, Ilaria Dalle Donne, Valeria Raimondi, Mauro Faccioli Scene Babilonia Teatri/Gianni Volpe Costumi Babilonia Teatri/Franca Piccoli - Luci e audio Babilonia Teatri/Luca Scotton
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