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Presentazione di "POESIE PER LE REGATE" di Daria PeroccoPoesie per le Regate, testi veneti dal XVI al XIX secolodi Elisa Modolo Rievocazioni di una manifestazione veneziana tra storia, curiosità e tradizione.
Ha trovato una quanto mai adeguata cornice nell’Ateneo Veneto, centro per eccellenza dedicato alla cultura e a Venezia, la presentazione del libro POESIE PER LE REGATE, opera-tributo a una delle più famose tradizioni veneziane in auge ancor’oggi. A illustrare e commentare il testo sono intervenuti Tiziana Agostini, vice-presidente dell’Ateneo Veneto, Giorgio Crovato, guida storica del programma Regate in TV e autore di volumi sulla laguna, e l’autrice Daria Perocco, professore presso la facoltà di Lettere dell’Università di Ca’ Foscari. Tiziana Agostini ha dato il via all’incontro partendo dal tema della regata e analizzando i contenuti più suggestivi del volume. Le regate rappresentano, infatti, una passione condivisa da tutti i veneziani –siano essi residenti o tali di spirito- e parlarne significa «entrare nel cuore vivo, vero e profondo della città». La Agostini ha sottolineato l’importanza di un’opera all’apparenza contenuta ma rilevante dal punto di vista filologico - per l’attenzione riservata ai testi e il glossario che spiega i termini più tecnici - nonché storico, grazie all’inserimento di un’introduzione che consente di capire le radici delle regate e il loro rapporto con la tradizione veneziana. Ha inoltre messo in luce alcuni aspetti particolari e talvolta curiosi emersi dalla lettura del libro, come le poesie che testimoniano la partecipazione alla manifestazione anche di donne (paragonate alle amazzoni nella lirica di Luigia Codèmo) e la relazione tra la celebrazione della festa della regata e la celebrazione della gloria della Serenissima che crea un’equivalenza biunivoca regate = Venezia ben espressa dalle parole della lirica di Selvatico, secondo il quale, nonostante la civiltà alla base delle regate sia ormai scomparsa, finché l’elemento popolare rappresentato dai regatanti rimarrà vitale nella città, Venezia continuerà a vivere. D’altronde la persona stessa del regatante a lungo ha incarnato l’archetipo greco del kalòs kai agathòs, cioè dell’uomo la cui bellezza fisica esteriore riflette la bontà interiore. L’intervento della Agostini si è concluso con un ritorno al tema generale delle regate, ricordando come esse siano un’occasione di festa e svago tipiche di Venezia perché nessun altra città ha saputo immaginare e dar vita ad una tale manifestazione. Ha quindi preso parola Giorgio Crovato il cui discorso si è concentrato sulle peculiarità della regata e la sua evoluzione nei secoli. La regata vista come «festa che si svolge in acqua» proprio per la natura di Venezia, «città d’acqua». Crovato ha evidenziato ciò che nel tempo è cambiato, dal legno di fabbricazione della barca e dei remi ai nomi delle imbarcazioni (un tempo fisolere, capriole e battelli oggi sandali e caorline), dagli spazi (non più il bacino di S.Marco ma il Canal Grande), all’organizzazione (nel medioevo compito del governo, poi affidata ai patrizi, nell’Ottocento ai comitati e oggi alla municipalità). Si è poi soffermato su ciò che non è cambiato, anzi è rimasto intatto fin dalle origini: il modo di vogare (in piedi, detto voga alla veneta o alla veneziana) e le espressioni artistiche collegate all’avvenimento, ovvero la poesia che ne celebra i festeggiamenti e la pittura che esalta e dona memoria ai campioni, gli unici in tempi antichi ad ottenere il diritto ad un ritratto alla stregua dei nobili e degli importanti esponenti della politica e della cultura. Le regate rappresentavano infatti un momento fortemente emotivo per la città –anche dal punto di vista della coesione sociale- e quindi venivano celebrate sia dai letterati di fama (come il sindaco poeta ottocentesco Riccardo Selvatico o il Boschetti), sia da semplici “barcaroli” non letterati ansiosi di conservare per iscritto la bravura dei campioni, l’entusiasmo della folla e le emozioni suscitate dall’evento. Crovato si è quindi interrogato se questa tradizione poetica dedicata alle regate e ai regatanti persista ancora oggi, ma, a parte qualche eccezione –rappresentata dalle liriche di Toni Malerba (gondoliere privato della banca d’Italia), Bruno Basana (titolare di un’agenzia di trasporti) e Paolo Garlato (giudice di gara)- pare sia purtroppo destinata a tramontare. Per concludere, Crovato ha messo in luce l’originalità del saggio POESIE PER LE REGATE dovuta al fatto che non esiste oggi un’opera esclusivamente dedicata a questo argomento e ha palesato la soddisfazione per l’attenzione che il mondo accademico sta iniziando a dimostrare verso l’elemento storico-folkloristico delle regate, attenzione espressa sia attraverso la pubblicazione di questo libro, sia attraverso l’allestimento di una mostra sulla storia delle regate organizzata dal rettore dell’università di Ca’ Foscari. L’ultimo intervento è stato quello dell’autrice, Daria Perocco, che ha focalizzato l’attenzione su alcuni aspetti singolari della manifestazione e su numerose curiosità storiche. Ha ricordato infatti che la regata riuniva in sé molteplici valori essendo sia competizione, sia passeggiata ed esibizione di barche addobbate, sia mostra della potenza della città, sia sfoggio –per le famiglie nobili- del lusso delle proprie imbarcazioni e della bravura dei campioni al loro servizio. Simbolo della Serenissima, le regate erano organizzate in occasione delle visite di personaggi importanti della scena politica (Enrico III, l’imperatore Francesco Giuseppe) e talvolta posticipate per coincidere con determinati avvenimenti (il convegno internazionale degli scienziati, “i dotti”) dato che un tempo non erano vincolate ad un giorno preciso ma potevano subire variazioni di data anche in caso di maltempo per evitare condizioni di voga che favorissero o meno l’uno o l’altro concorrente. Sospese nel periodo della dominazione austriaca, ritornano grazie al podestà Giovanni Correr che ne reintroduce l’uso e sposta il punto di arrivo e di premiazione dalla zona di Ca’ Foscari a quella di Ca’ Farsetti, sede del comune. Anche l’Unità d’Italia ha portato cambiamenti alle regate: i colori originari delle bandiere date in premio sono stati cambiati per includere quelli del Tricolore italiano. I quattro premi, nel medioevo di pari valore sia per gli uomini che per le donne (al contrario di oggi!), erano un tempo molto consistenti tanto da permettere ad un giovane di comprare una casa e quindi sposarsi. Essendo inoltre motivo di orgoglio per la famiglia, momento di fama per l’individuo e ottimo “biglietto da visita” per i giovani veneziani in cerca di moglie, si può facilmente capire come la vittoria fosse decisamente ambita. La professoressa Perocco ha quindi terminato l’intervento esprimendo l’intenzione di redigere una seconda opera sull’argomento, magari pubblicando il poema di Cleandro di Prata completamente dedicato alle regate. L’incontro - che a sorpresa ha ospitato in conclusione la lettura di una poesia di Paolo Garlato in memoria del regatante “Gigio da Buran”- ha registrato una scarsa partecipazione di pubblico, un vero peccato dato che si è trattato di un interessante excursus su una serie di temi a carattere storico e folkloristico che ha permesso di inoltrarsi nelle pieghe più profonde della venezianità esplorando i significati di una espressione tipica di quella civiltà marinara ancor oggi viva nella memoria dei veneziani. ATENEO VENETO - VENEZIA Lunedì 22 ottobre 2007, ore 17:30, Sala Tommaseo Presentazione del libro "POESIE PER LE REGATE. Testi veneti dal XVI al XIX secolo." a cura di Daria Perocco. Relatori: TIZIANA AGOSTINI e GIORGIO CROVATO. Presente la curatrice.
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