Prima Materia

L’esposizione aperta al pubblico nella sede della collezione François Pinault di Punta della Dogana presenta un titolo invitante: “Prima materia”. Per secoli filosofi, letterati, artisti e scienziati hanno discusso sulla natura di questo fondamentale componente alchemico.

La mostra ovviamente non offre una soluzione alla ricerca universale, tuttavia il percorso curato da Caroline Bourgeois e Michael Govan contribuisce alla creazione di un dialogo inter partes molto proficuo. Il luogo dell’esposizione sembra agevolare la comunicazione tra opere, artisti e visitatori. La sapiente opera di restauro dell’edificio, progettata da Tadao Ando, promuove spazi diversi e comunicanti tra loro permettendo la moltiplicazione dei punti di vista. Ogni artista cela l’indispensabile essenza nella sua opera, sarà poi compito del visitatore ritrovare la formula interpretativa corretta.

“Prima materia” coinvolge da subito lo spettatore all’interno dei suoi meccanismi artistico-percettivi invitandolo a fruire liberamente dell’ampio spazio iniziale modificato da Lizzie Fitch & Ryan Trecartin. Da questo momento inizia il percorso del visitatore che sarà coinvolto e a volte turbato dalle opere presenti, ma sicuramente non indifferente alle riflessioni proposte dagli artisti.
Al primo piano Mark Grotjahn plasma le foreste della Turchia attraverso il mezzo pittorico. La matericità dell’opera ricopre il supporto bidimensionale, il colore deflagra dal lato inferiore della tela stendendo un substrato primigenio dalle tinte mediterranee.
Nella stanza seguente l’ambiente confortevole ricreato dall’opera di Grotjahn si trasforma in spazio alterato da una forte critica sociale. Qui l’artista Llyn Foulkes rielabora elementi tratti dalla vita quotidiana statunitense unendo icone famose come Mickey Mouse o Elvis Presley a incubi e preoccupazioni racchiusi nell’animo umano.

Cala improvvisamente il silenzio grazie all’opera di Roman Opalka che esegue una misurazione del tempo attraverso la costante ripetizione di un colore. L’artista espone i Détail per arrivare a ottenere il bianco meritato che altro non è che un bianco mentale.
Il percorso prosegue liberamente, il visitatore ritrova alcuni aficionados della Collezione Pinault come la sudafricana Marlene Dumas e i suoi ritratti ectoplasmatici dai colori spuri. L’opera di Adel Abdessemed turba il pubblico materializzando il dolore nell’esposizione di quattro crocifissi realizzati in filo spinato, mentre l’installazione luminescente di Loris Gréaud conduce lo spettatore in un’altra dimensione.

Opere recenti e passate si susseguono negli spazi museali: le visioni cinetiche di Bridget Riley sono contrapposte alla poesia dei materiali di Theaster Gates, il quale riflette sulla potenzialità artistica delle colate di catrame. Un meccanismo di attrazione e repulsione regola le opere ospitate nell’ampia sala dedicata allo studio dell’Arte Povera e della corrente artistica giapponese Mono-Ha. Il confronto tra questi due movimenti provoca interessanti ipotesi, per cui le opere di Kishio Suga e colleghi dialogano con i “nostri” Penone, Pistoletto e Paolini.
La Fondazione Pinault espone una vasta collezione al cui centro è posta l’opera del giovane Zeng Fanzhi, una sinfonia di radici colorate. L’installazione di Sherrie Levine è la degna conclusione di questo percorso: i teschi di cristallo esprimono la principale ossessione dell’uomo e se interrogati descriveranno il nostro futuro.

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“Prima Materia”
30 Maggio 2013 / 31 Dicembre 2014
Fondazione François Pinault – Punta della Dogana, Venezia
Curatori: Caroline Bourgeois, Michael Govan
Biglietto: intero € 15, ridotto € 10
Informazioni:
www.palazzograssi.it
+390412401304