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"QUANDO AL PAESE MEZOGIORNO SONA" DI Eugenio Ferdinando PalmieriCo’ xe question de schei…di Sebastiano Bollato Il testo in dialetto di Palmieri rivive nella sua piena attualità sul palcoscenico del Goldoni di Venezia
È un’assurdità aspettare qualcuno che non si sa chi sia, perché arrivi e cosa voglia. Il problema non è chi sia né cosa abbia fatto, ma quanto abbia fatto nel senso più venale del termine. Paradossalmente questo testo anticipa uno dei più rappresentativi copioni di teatro dell’assurdo che è Aspettando Godot, ma in questo caso l’argomento non è astratto bensì reale, crudo, talvolta agghiacciante. Due fratelli, i Camisan, e una sorella, maritata Pavanello, aspettano il ritorno dall’America del cugino Piero, partito ventitrè anni prima in cerca di fortuna. Una lettera informa dell’arrivo di Piero a Genova e in famiglia si scatena la lotta per accaparrarsi l’onore di andarlo a ricevere. Non importa chi sia, perché se ne sia andato, l’importante è che scelga con chi stare: chi darà un’immagine più limpida di sé e della propria famiglia conquisterà certamente il favore del cugino e naturalmente la fortuna che egli avrà portato dall’America. Il disfacimento che ne conseguirà non sarà agli occhi di Piero, che in scena non arriverà mai, e forse nemmeno a Genova, ma logorerà velocemente i rapporti di cordiale indifferenza, e talvolta di odio puro tra tutti i protagonisti, non risparmiando una luce negativa su nessuno. In questo Palmieri si fa l’ultimo portavoce di quel teatro borghese in lingua veneta che Giacinto Gallina aveva fissato con La famegia del Santolo e La base de tuto sul finire dell’Ottocento. Palmieri è erede di Gallina, soprattutto nell’analisi dei rapporti famigliari in crisi, che si dissolvono davanti alla ‘base de tuto’ cioè ai ‘schei’ che corrompono, degradano moralmente e portano ad un’inevitabile catastrofica visione dei sentimenti. L’impostazione registica di Damiano Michieletto è da apprezzare per l’astrazione che non turba una vicenda che lascia in più di un momento letteralmente attoniti per la crudezza delle parole in bocca ai protagonisti. Nelle brevissime note di regia egli spiega che la sua scelta si è basata sulla prima didascalia della commedia che introduce l’ambiente in Veneto nel 1936, ma non necessariamente. Astrarre, e questa volta sì attualizzare, vuol dire che per il denaro si riesce ad oltrepassare qualsiasi logica e sentimento, oggi sicuramente non meno di ieri. Quando al paese mezogiorno sona
di Eugenio Ferdinando Palmieri
con Giancarlo Previati, Raffaella Boscolo, Silvia Nanni, Massimo Somaglino, Luca Mascia, Michele Modesto Casarin, Lucia Schierano, Alessio Bobbo, Nicoletta Maragno, Andrea Pennacchi, Pierluca Donin - regia: Damiano Michieletto - scene e costumi: Ivan Stefanutti - Arteven – Teatri S.p.A. – Teatro Stabile del Veneto
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