QUARTA GIORNATA DELLA XXIV EDIZIONE DELL’ ASOLO ART FILM FESTIVAL

Mercoledì 9 novembre 2005

La 24° edizione del festival asolano è ormai giunta alla metà del suo programma, e finalmente si nota un certo affollamento alle proiezioni: appassionati, turisti ed abitanti del luogo siedono fianco a fianco e aspettano che cali il buoi in sala.

Inizio soft per le proiezioni del mattino: quattro corti per cominciare piano piano la lunga immersione nella videoarte intesa in senso lato, da cui poi si riemergerà solo a notte inoltrata.
Per la sezione film sull’arte sono stati presentati due lavori interessanti seppur molto diversi tra loro: “Stanza – Room” poetico lavoro di animazione realizzato con colori ad olio e“I turn my face to the forest Floor” un film realizzato abbinando frammenti filmati ed animazioni e pensato originariamente come video per la band ”Gravenhurst”. Tra i corti si sono visti anche “Rimbaud” breve ma intensa biografia di uno dei grandi poeti maledetti dell’ottocento francese, mentre per quanto riguarda la Video & Computer Art sono stati presentati “Scala Zero 2004 Director’s cut” dell’italiano Silvio Wolf, “Distortion Projected” di Agricola de Cologne, in cui il regista rivive e trasfigura un attentato subito, ed “Ex Hungaria Lux”, una visione astratta e contemporanea di Budapest.

Di durata decisamente più lunga il documentario “Le Choregraphe et l’architecte”, ricostruzione dell’incontro e del sodalizio artistico tra Jean Nouvel e Frédéric Flamanend, che sono rispettivamente l’architetto ed il coreografo del titolo. Opera in due volumi, “Nel segno di Pozdeyev” (composta da: Vol 1-“Nel segno di Pozdeyev” e Vol 2-“Il calice”) ci fa incontrare il grande pittore siberiano, attivo durante e nonostante il regime comunista, mentre “La rivoluzione di Malevič” è una breve biografia dedicata all’inventore del Suprematismo. Ha chiuso la mattinata “Arte Sella: un museo all’aperto”, curioso documentario su una piccola valle trentina che negli ultimi anni ha ospitato una vivace Biennale d’Arte Contemporanea.

Nel pomeriggio due lunghi documentari dedicati a due protagonisti del cinema del secolo scorso: il primo, “A portrait of Robert Frank”, dedicato al grande fotografo americano di origine svizzera che fu anche autore di oltre 25 tra film e documentari, alcuni di essi divenuti classici del “nuovo cinema” americano degli anni ’50. Il secondo, “Maria Denis, la fidanzata d’Italia” di Gianfranco Mingozzi, è dedicato alla grazia e la bellezza di una delle dive italiane del cinema dei telefoni bianchi quando Cinecittà aspirava a diventare una piccola Hollywood sul Tevere. La vita della Denis è anche il pretesto per analizzare il “fenomeno divistico italiano” degli anni ’30, il cui successo venne presto cancellato dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, che portò nel cinema italiano nuovi temi e una nuova schiera di attori. Interprete di melodrammi popolari ma anche attrice di indubbio talento, Maria Denis fu amica intima del giovane Luchino Visconti, che riuscì a salvare dalla prigionia nazista. Il tutto raccontato con tantissimi spezzoni di film, commentati dalla Denis stessa, ironica ed arzilla più che mai, e dal critico e storico del cinema Gian Piero Brunetta.

“The Mysteries Behind Korin” invece, in concorso nella categoria dei documentari, descrive le analisi scientifiche su uno dei più importanti capolavori della pittura giapponese, “Red and white plum blossoms”. Gli altri film del pomeriggio sono stati “Tratti Indosso” di Valeria Spera e le due video opere “Revolution” di Andrew Hodgson e “Wake up Alice”, video composizione alcuqanto inquietante basata sulle pitture di @RTE’.

“La Griffe magique – The magic Touch”, l’opera che ha aperto le proiezione della sera, è stato un tuffo emozionante nel mondo del “Cinque du Soleil”. Che il circo sia da sempre una fonte di suggestioni per l’arte è assodato, ma questo documentario riesce bene soprattutto nell’intento di svelare il dietro le quinte, gettando un sguardo sul minuzioso e lavoro dei costumisti.
Protagoniste della serata sono state soprattutto le opere di Video & Computer Art: “Still-Life” dell’austriaco Gerard Vak, “Ofelia”, pluripremiato corto di Graziano Staino, “While Darwin sleeps”, un proliferare di insetti e farfalle, “Perpetual Motion” dei britannici Al + Al, “Transmigration of soul”, dove i colori che si fondo e si trasformarono come sulla superficie di un pianeta lontano, e “Trans” di Chia-Hua-Wu.

Ben rappresentata anche la categoria Produzioni, che raccoglie i lavori prodotti nelle Scuole di Cinematografia: “Amour Amour”, ironica denuncia lo strapotere dei media, “Le Ballet Informatique – Hommage à Traian Sofonea”, originale lavoro dell’Università di Trieste che alterna pezzi di cinema convenzionale ed ambienti astratti creati al computer, quindi “Orgasm in the movies – Orgasmus im kino” (opera il cui titolo non deve trarre in inganno: trattasi di lavoro altamente concettuale degli allievi della Bauhaus Universiteat Weimar) ed infine “Der Zimmermann und der Winter (the carpernter and the winter)”, delicato corto sullo strano incontro tra un artigiano inconsolabile ed un visitatore misterioso.

“One Man With His Guitar”, documentario sul quanto mai virtuoso chitarrista classico di origine venezuelana Aldo Lagrutta: un esempio di come la musica possa veramente diventare il centro della vita di un artista, e di come la ricerca della perfezione nell’esecuzione possa essere vissuta come una vocazione. Per conclude, non poche perplessità ha suscitato “Der nackte Feind”, documentario piuttosto scialbo e ripetitivo sulle sculture erotiche che adornano una chiesa lungo il cammino si Santiago, nord della Spagna: le interessanti tesi sulla rappresentazione deteriore degli islamici nel medioevo cattolico sono purtroppo gustare da una certa povertà delle immagini e del testo di commento. E qui di erotico c’era ben poco.