QUINTA GIORNATA DELLA XXIV EDIZIONE DELL’ASOLO ART FILM FESTIVAL

Giovedi 10 novembre

E’ un clima splendido quello che ci accoglie nella cittadina della provincia trevigiana. Un sole caldo e un cielo terso fanno da cornice alla manifestazione che oggi presenta la quinta giornata di programma. La mattina la sala è colma di scolaresche della zona, venute per la presentazione di un loro cortometraggio.

Il programma della mattinata prevede diverse produzioni interessanti. Si inizia con un documentario russo, The Hermitage, che, come il nome suggerisce, presenta il fascino del museo di San Pietroburgo, e delle opere in esso presentate. Si prosegue con due produzioni nostrane, Artisti in fiction – La fiction RAI sugli artisti e Na sera a far Filò. Il primo è un’analisi prodotta dalla Rai sulle sue fiction biografiche sui grandi artisti della storia – Da Vinci, Caravaggio, Modigliani – che questo documentario rivela essere un attento lavoro di storiografia, teorizzazioni sull’arte e di ricerca di reciproche influenze tra gli artisti. Il secondo, invece, prodotto dall’Istituto Comprensivo di Asolo, porta il festival nella tradizione contadina del “filò”, raccontando il momento comunitario che raccoglieva alla sera tutta la famiglia intorno al focolare domestico e la cultura di trasmissione orale che riempiva quei momenti.

Segue verso metà mattinata una produzione svizzera su uno degli illustratori più famosi al mondo. John Howe there and back again ripercorre i luoghi che l’artista ha conosciuto nella sua vita, che hanno ispirato la sua produzione; infatti è possibile vedere chiaramente l’analogia con le rappresentazioni della sua ultima produzione, Il Signore degli Anelli.

Viene presentata successivamente una delle migliori produzioni di questa giornata, accolta dal pubblico giovanissimo con un tripudio di applausi. E’ il caso di Das Floss, di Jun Thuering. Il plot è molto semplice: è la storia di due naufraghi che lottano per la sopravvivenza in mezzo al mare. Sono evidenti citazioni a Coleridge (Ballad of an ancient mariner) e Boudelaire (Albatros), ma il valore di questo corto sta soprattutto nella sua realizzazione filmica attraverso dei pupazzi in plastilina. L’occasione del naufragio è il momento per capire cosa sia realmente l’amicizia e in che rapporto stia con l’interesse personale.

Concludono la mattinata una serie di cortometraggi dell’Istituto statale di Urbino, e Optional di Renato Meneghetti. Quest’ultimo è una denuncia contro “l’inutilizzo dei cervelli, ormai considerati come optional del corpo”. Cifre di morti scorrono su una terra grigia, cupa e disabitata.

Il pomeriggio si apre con un documentario biografico su Simone Lecca, autore che ha conosciuto nella sua carriera e nella sua vita fasi alterne di felicità. Nato in Sardegna, da giovane era assillato da questioni trascendenti che discuteva con il parroco della sua città e che al contempo lo isolavano dalla sua realtà. Trasferitosi a Roma per proseguire gli studi, si dedica al cinema, che in una prima fase non gli nega notevoli successi. Ma proprio quando era al culmine della sua carriera, il successo lo porta ad un empasse creativa, che lo farà precipitare nel più completo isolamento, abbandonato anche da moglie e figli.

Conclude il pomeriggio Modern Times, un’animazione che racconta le nostre relazioni nell’epoca dell’informazione, mostrando le paure e le angosce dell’uomo contemporaneo.

La sera vengono presentati Frederick Stibbert e il suo museo, un viaggio attraveso il lavoro del collezionista anglo-italiano, e Subliminal Wien, interessantissimo corto, realizzato come una seduta psicanalitica con protagonista la città di Vienna, patria di Freud e Wittgenstein, che rappresenta come ogni città uno spazio urbano che condiziona la vita e l’agire delle persone, mutandone l’Io.