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Cosa offre il Telefilm Festival 2009Considerazioni a margine di un evento di pop televisiondi Marta Martina La settima edizione del TFF ha fatto i conti con diversi fattori. Le novità non sono sempre novità. Un telespettatore avvezzo alla migrazione su diverse piattaforme (tv generalista, tv satellitare, digitale terrestre) e a diversi sistemi di fruizione (lineare, personalizzata o frutto di dowload) non avrà l’effetto wow. Il pubblico più giovane, tremendamente nerd, si è crogiolato negli incontri su Star Trek e rivedendo la puntata iniziale del vecchio Beverly Hills, alcune groupie son sobbalzate di gioia per l’apparizione del cast de I Liceali. Le magliette con le scritte delle serie più belle degli ultimi anni son campeggiate sui petti dei fan (Csi e House). In un momento di confusione di palinsesto così radicato, è difficile avere un pubblico che parte dallo stesso punto (è impossibile trovare tre persone che stanno guardando la stessa serie di Lost, per esempio. Ci sarà quello che coraggiosamente aspetta le reti generaliste, quello che aspetta la messa in onda negli Usa e il giorno dopo la cerca on line, quello diligente che segue la programmazione satellitare, in questo momento ad un buon passo rispetto a quella oltreoceano). A questo scenario, così sfrangiato, così poco programmabile istituzionalmente tramite un festival, si somma il fattore pencils down. Lo sciopero degli sceneggiatori dello scorso anno mostra ora i suoi non frutti. Le matite fuori uso hanno prodotto un anno fiacco rispetto alla produzione innovativa e mozzafiato di qualche stagione fa. Inoltre, la composizione del programma di un festival come questo deve pensare a cosa e come mostrarlo. Una buona parte sono pilot di nuove stagioni, una parte sono episodi di serie che sono in onda sul satellite Sky. Qui parte un altro piccolo problema. Se si ha una serie come True Blood già in programmazione su un canale Fox, è naturale che non il festival non possa mostrare gli episodi finali: si violerebbero d’un solo colpo tutte le leggi che regolamentano la deontologia di un malato seriale. E’ la possibilità di vederle sul grande schermo, anche se la settimana successiva saranno già in programmazione, è la possibilità di vedere al meglio le loro peculiarità cinematografiche e capire ancora di più le salienze innovative della tv di inizio millennio, che fanno gola. (attenzione però alla proiezione: se si proiettano in 4:3 sfuma tutta la magia) Una piccola grande novità però è importante sottolineare: lo sdoganamento dei canali web. Via l’embargo, dunque. Il caso, all’interno del cartellone dei tre giorni milanesi, è rappresentato da Bonsai Tv, tv fruibile sulla tv via cavo Alice Home Tv e sulla web tv Yalp! di Telecom Italia. Bonsai, specializzata nell’infotainment under 30, ha debuttato al TFF con tre anteprime: Daharam Veer, saga televisiva in costume made in Bollywod, The Mighty Boosh uno dei migliori esempi di sit-com inglese, in linea con la tradizione umoristica inglese e Dead Seat miniserie splatter già diventata un piccolo cult internazionale ambientata sul set dell’ultimo Grande Fratello britannico. Questa nuova visibilità per un canale di una web tv impone una riflessione sul passaggio ad una più massiva audience. Girando qua e là per le sale del festival si può, senza il ricorso a nessun genere di aiuto statistico, affermare che l’età media del pubblico si aggira intorno ai quindici/sedici anni. Dunque, una fetta di audience completamente diversa da quella di una web television che più che cercare audience, cerca utenti consapevoli e di nicchia. Questo passaggio ci fa intravedere il futuro. Una sempre più dinamica penetrazione di diverse modalità di visione, un spostamento di prospettiva tra i meccanisimi push e pull, tra l’utente passivo (ma esistono ancora?) e l’utente attivo di ultima generazione. Questa transizione premia un intenso lavoro di scouting fatto sui mercati internazionali e di sperimentazione nell’autoproduzione. Numerosi i serial firmati di BBC, WWE, Channel 4 e da realtà ancora più alternative come Spectra (Canada), A9 (Corea) e CETV (Cina) oltre alla ricca produzione interna di fiction che si contraddistingue per originalità, autorialità under 30. Le serie che trovano spazio su Bonsai, sia in modalità standard che in modalità on demand (altra chiave di successo) è quella di rendere protagonisti i ragazzi con le loro storie e di mantenere uno sguardo aperto sul mondo, portando sullo shermo culture di altri paesi. Un’inversione di tendenza, poi. Torna fortissimo il teen-drama. Grande attenzione è dedicata alla fascia d’età 6-11/11-15 (dunque anche a quel bacino inesplorato della fascia pre-teen) in cui spicca la produzione Disney. Se, nei prossimi anni, il telefilm festival prenderà sempre più a cuore queste due cause (distribuzione di serie via web e fascia pre-teen) potrebbe crearsi una fetta di audience meno bulimica e più matura.
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