“Questo buio feroce” di Pippo Delbono

Delbono chiude la stagione invernale del Teatro Aurora di Marghera

Una stanza vuota, bianca, asettica, dove alcuni strani personaggi, in silenzio, attendono. Così Pippo Delbono ha interpretato il viaggio verso la morte di Harold Brodekey, l’americano morto di Aids nel 1996 che ha raccontato gli ultimi mesi della sua esistenza nel libro autobiografico “Questo buio feroce”.

“Questo buio feroce” è anche il titolo che Delbono ha scelto per il suo spettacolo ma, contrariamente alle aspettative, sulla scena tutto è bianco, illuminato da abbacinanti luci al neon che ricordano quelle di un ospedale. Nella sala d’attesa, mentre aspettano di fare l’ennesimo prelievo del sangue, uomini e donne, stanchi e consumati da una malattia terminale, uno ad uno si raccontano, dando vita a una serie di grottesche scenette felliniane. Vediamo uomini in guêpière, donne isteriche che piangono ricordando i bei tempi andati, signore delle hot line telefoniche che non sono per niente sexy, un uomo scheletrico (il bravo Nelson Lariccia) che canta dal vivo «My Way» di Sinatra, sfoggiando una voce e un carisma insospettabili…
Oltre ai rimandi al libro di Brodekey, lo spettacolo di Delbono è ricco di citazioni ai testi di Emily Dickinson, Antonin Artaud e Pierpaolo Pasolini, che il regista mescola con sapiente fluidità.

“Questo buio feroce” è uno spettacolo dedicato alla morte, o meglio all’estenuante attesa di morire. Delbono vi inserisce anche un esplicito omaggio a Venezia, la città della decadenza, o meglio la città che è già morta ma sta ancora in piedi, memore di un antico splendore. Non manca quindi una sgangherata sfilata di maschere ispirate al ‘700 veneziano, maschere tristi, con i volti imbiancati dalla malattia e gli occhi pesti.
L’unico momento “leggero” della pièce, lo troviamo con le poetiche gag di Bobò e di Gianluca Ballaté (un attore sordomuto e un attore con sindrome di down) che, vestiti come due Arlecchini, scherzano con il pubblico, giocando a nascondino sulla scena.

Quello che Delbono porta sul palcoscenico è il dolore degli esseri umani, la sofferenza e la solitudine che appartiene a tutti noi nel momento della fine. E i suoi straordinari attori (tra cui un down, un poliomielitico, un barbone, un sordomuto), sono perfetti per rappresentarla, perché, oltre ad essere bravi, portano già nei corpi i segni di una sofferenza. Ciò che manca allo spettacolo è un guizzo di verve e di vitalità, indispensabile anche quando l’argomento che si tratta è la morte.

QUESTO BUIO FEROCE
Ideazione e regia Pippo Delbono
con Dolly Albertin, Gianluca Ballarè, Raffaella Banchelli, Bobò, Pippo Delbono, Lucia Della Ferrera, Ilaria Distante, Gustavo Giacosa, Simone Goggiano, Mario Intruglio, Nelson Lariccia,Julia Morawietz,Gianni Parenti e Pepe Robledo
Scene Claude Santerre
Direttore Tecnico Sergio Taddei
Luci Robert John Resteghini
Produzione Teatro di Roma, Emilia Romagna Teatro Fondazione, Thèatre du Rond Point Paris,Thèatre de la Place Liege, Festival delle Colline Torinesi, TNT Thèatre National de Toulose Midi-Pyrénées, Maison de la Culture d’Amiens, Le Merlan Scene National de Marseille, Le Fanal Scène National de Saint Nazaire

Teatro Aurora
via Padre Egidio Gelain 11, 30175 Marghera
Tel. 041-932421, fax 041-5387142,
www.questanave.com, info@questanave.com