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REGISTA E CAST PRESENTANO A TORINO "I PRIMI DELLA LISTA"Esibizione musicale di Claudio Santamaria & C. alla Mole Antonelliana di Torinodi Ada Guglielmino Una festa a Torino per un evento sportivo ospitata alla Mole Antonelliana. E a sorpresa regista e cast de "I primi della lista", uscito nelle sale l’11 novembre 2011, improvvisano un miniconcerto per tutti i presenti.
Il cast de I primi della lista ritorna a Torino, dove il film è stato girato, con un pizzico di "malinconia proustiana", come ha sottolineato il regista Roan Johnson. L’occasione è la festa della Turin Marathon alla Mole Antonelliana, sede del Museo Nazionale del Cinema di Torino. Dopo una esecuzione live di "Quello che non ho", canzone di Fabrizio De André che chiude il film, il regista Roan Johnson e i protagonisti Claudio Santamaria, Francesco Turbanti e Paolo Cioni, accompagnati dal frontman dei One Dimensional Man e del Teatro degli Orrori Pierpaolo Capovilla (che nel film ha un piccolo cameo) raccontano come è nata questa storia surreale, in cui la verità supera per davvero la finzione. "Il film nasce da un racconto di una ventina di pagine - spiega Roan Johnson - piene di autoironia, scritte dal vero Renzo Lulli, che nel 1970 si era trovato protagonista di un’avventura strampalata. Era andato a fare un provino a casa di Pino Masi, una rockstar tra i ragazzi del movimento studentesco. Mentre è lì con Fabio Gismondi, arriva una soffiata che ci sarebbe stato, forse, un colpo di stato. Lulli aveva la macchina, viene costretto a portare il Masi verso il confine e poi con una rocambolesca fuga fino in Austria dove chiedono asilo politico". Una storia che guarda al periodo che precede gli anni bui del terrorismo, per la prima volta viene affrontato con i toni della commedia: "In questo spunto divertente e buffo - prosegue Johnson - c’era anche l’esemplarità per raccontare un momento preciso e unico della nostra storia. Il 1970 fu un anno di passaggio. Ci sono già tutte le tensioni degli anni Settanta, ma ancora c’è una certa ingenuità del movimento del Sessantotto e i nostri personaggi lo incarnano. Guardando le loro avventure ci divertimao, ma alla fine abbiamo anche introiettato cosa era quel periodo". Analogie con l’attualità, ma con qualche distinzione: "Loro scappano dall’Italia e oggi tutti vogliono di nuovo scappare dall’Italia, anche se per altri motivi. Allora c’era la paura di un cambiamento violento, oggi si scappa per l’immobilità". Un attore famoso, che scherzosamente è stato definito "esordiente" dal regista, Claudio Santamaria, e due giovani attori alla loro prima esperienza cinematografica. Come è andata sul set? "La storia è stata impegnativa - racconta Santamaria - soprattutto per il freddo, abbiamo girato a novembre un film ambientato a giugno, su una A112 senza cameracar, con il direttore della fotografia e il fonico incastrati nella macchina. Però c’è stato un grande spirito colelttivo da parte di tutta la troupe e credo che questo si veda nel film. Per Pierpaolo Capovilla la partecipazione al film ha permesso "di scoprire il cinema dall’interno. Il mio è solo un cameo, ma è un cameo importante, perché faccio il barista in un momento topico del film". Infatti, conferma Johnson, "La scena con Pierpaolo Capovilla ha una sospensione surreale di sguardi tra il barista e Cioni-Gismondi che secondo me è uno dei momenti migliori del film". Uno dei molti buoni momenti del film, a dire il vero.
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