“RENDITION – Detenzione illegale” di Gavin Hood

Presunto colpevole

Première
Anwar El-Ibrahimi (Omar Metwally) è un giovane ingegnere chimico di origini egiziane. E’ in America da vent’anni; vive con la moglie Isabella (Reese Witherspoon) a Chicago. Aspettano il secondo figlio. Dall’altra parte del mondo, in Sudafrica, Abasi Fawal, capo delle prigioni segrete e partner statunitense per gli interrogatori a presunti terroristi islamici, deve districarsi tra kamikaze sanguinari e la figlia irrequieta, Fatima, impegnata a progettare la fuga col suo innamorato, Khalid, segretamente fondamentalista. Quando, a Città del Capo, un attentato suicida fallisce il suo obiettivo (Fawal), tra le decine di vittime si conta anche un ufficiale di collegamento americano, subito rimpiazzato dall’analista Douglas Freeman (Jake Gyllenhaal). Ma l’intelligence americana non può non reagire alla morte di un compatriota. Bisogna rispondere subito, trovare una pista, un colpevole. Il primo della lista è proprio Anwar, che viene prelevato e incarcerato al suo rientro negli States da un viaggio di lavoro, senza che a sua moglie venga fornita la minima spiegazione. Spetterà a Isabella cercare in tutti i modi notizie del marito.

Colpevoli fino a prova contraria. Lo sono almeno per il governo degli Stati Uniti i sospettati di eventuali contatti col mondo del terrorismo o con i suoi esponenti. Ribaltando il tradizionale principio garantista, l’amministrazione americana ha previsto – con Clinton alla Casa Bianca – un “trattamento” particolare per presunti terroristi. Si tratta di una norma denominata “extraordinary rendition”, in pratica la possibilità di trasferire il sospetto in un luogo segreto al di fuori della nazione per interrogarlo. Dopo l’11 Settembre, questo atto – che insieme al “Patriot act” limita le garanzie costituzionali dei cittadini americani – è stato utilizzato sempre più di frequente. Dai qui parte lo spunto utilizzato da Gavin Hood, vincitore del premio Oscar per il miglior film straniero nel 2005 con Il suo nome è Tsotsi, per realizzare una pellicola stratificata e ambigua.

Il regista sudafricano riesce a cogliere i contrasti all’interno di un paese ferito dopo l’eccidio delle Torri Gemelle, per certi versi ora consapevole di poter essere vulnerabile, per altri rigorosamente aggressivo verso l’esterno, ma proteso all’interno verso la maggior chiusura possibile al fine di salvaguardare la sicurezza nazionale. Fino a che punto è lecito spingersi per tutelare i propri cittadini? Alcune condizioni possono porre dei limiti ai diritti dell’uomo? Questioni quanto mai attuali che Hood ripropone aggiungendo elementi thriller attorno alla tematica principale.

Rendition unisce mondi diversi attraverso le vite dei suoi protagonisti, tragicamente connesse da un rituale di morte e dallo stillicidio dell’angoscia per i propri cari. Universi paralleli si toccano fino a implodere, scambiandosi facilmente i lati peggiori che li contraddistinguono. L’affresco corale che ne deriva, assieme all’espediente della sovrapposizione temporale che Hood utilizza per far convergere i destini dei protagonisti, ora anticipando ora ricostruendo le sorti di ognuno, restituisce con un certo equilibrio le ambiguità di una storia emblematica dei tempi in cui viviamo. E la zona grigia in cui si mischiano sempre più spesso giustizia e colpevolezza, moralità e ottusità diventa ogni giorno più estesa ed incerta.

Titolo originale: Rendition
Nazione: U.S.A., Sudafrica
Anno: 2007
Genere: Thriller
Durata: 120′
Regia: Gavin Hood
Sito ufficiale:

Cast: Reese Witherspoon, Jake Gyllenhaal, Meryl Streep, Alan Arkin, Skylar T. Adams, Robert Clotworthy, Coco d’Este, David Fabrizio, Bob Gunton, Bob Gunton
Produzione: Anonymous Content, Dune Films, MID Foundation, New Line Cinema
Distribuzione:
Data di uscita: Roma 2007