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Venezia 66. Orizzonti "REPO CHICK" di Alex CoxCome in un cartoondi Silvia Aufiero E’ stato presentato alla 66^ Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, nella sezione Orizzonti, il nuovo lungometraggio del regista americano Alex Cox. Eclettico ed enigmatico, la surreale avventura di una snob d’alto borgo trascina lo spettatore in una non-realtà poco convincente.
Chi è Pixxi De La Chase? Una ragazza ricca, viziata, materialista, futile, cinica: il ritratto di un qualunque uomo, donna, bambino del ventunesimo secolo. E invece si tratta della protagonista del nuovo film di Alex Cox, una Barbie formato 3D “sull’orlo di una crisi di nervi”, interpretata dalla splendida Jaclyn Jonet, già vista nel precedente film di Cox (perfetta imitazione delle star pop che popolano il mondo vip made in Usa). La trama ruota attorno alle avventure della ragazza, diseredata dalla famiglia in seguito ai numerosi arresti per guida pericolosa e alla sua incapacità di trovarsi un lavoro: da qui si sviluppano una serie di situazioni grottesche, sullo sfondo della recente crisi economica e del collasso finanziario che hanno colpito gli Stati Uniti, dove in seguito alla crisi dei mutui, il recupero di case, macchine e altri beni ha raggiunto un picco altissimo di popolarità. La disfatta del mondo si avvicina, se non fosse per la nobile opera di Pixxi, che diventa in breve tempo la miglior “recuperatrice” sulla piazza. Personaggi improbabili e strampalati ci portano dentro una realtà apparentemente frivola, con ambientazioni ricostruite in post-produzione e materiali di scarto, quali macchinine di plastica, trenini, casette a fare da scenario alla vicenda. Un’avventura in chiave pop, ma che se la prende con tutti, dipingendo una liberal chic che, proprio a causa della crisi economica, si trasforma nella più spietata “recuperatrice”, e non esita a puntare la pistola contro poveri e senza tetto pur di cacciarli dalle loro case e dal Paese. Polemica anti-Bush o speranza per il nuovo governo Obama? I richiami all’attuale situazione degli Stati Uniti si fa sentire a gran voce nel film di Cox ma, come si dice, “il gioco è bello finchè” dura poco: l’interesse iniziale per l’ambientazione da cartoon e i personaggi bizzarri diverte fino ad un certo punto, poi sopraggiungono una stanca ripetitività e un finale non poco stiracchiato. Il cinema di Alex Cox è impossibile da codificare e incasellare in generi predefiniti. A venticinque anni di distanza dal suo esordio cinematografico, torna con un pellicola pellicola che rievoca il suo cult-movie Repo Man, del 1984. Ma non si tratta ovviamente di un sequel: tutto cambia, facce, contesti, clima psicologico. L’originale si trasfigura rimanendo residua , seminale traccia di un viaggio che si allontana completamente da tutto quello che è stato prima. Prodotto da David Lynch, Repo Chick è stato girato per la maggior parte in green screen con gli sfondi inseriti a computer in un secondo momento, accrescendo in questo modo la libertà d’azione e di messa in scena e consentendo di dare sfogo alle visoni più estreme del regista. Il film resta, infatti, un piccolo manifesto indipendente nel grande mare delle megaproduzioni hollywoodiane. Titolo originale: Repo Chick Nazione: U.S.A. Anno: 2009 Genere: Drammatico Durata: 90’ Regia: Alex Cox Cast: Ben Guillory, Xander Berkeley, Karen Black, Robert Beltran, Zahn McClarnon
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