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"Ricky - Una Storia d’Amore e Libertà" di François OzonSulle ali dell’amoredi Letizia Geron Che tipo di reazione ci si aspetta da una situazione quanto più realistica in cui una madre scopre che al proprio figlio sono spuntate due piccole ali?! Praticamente niente! La diversità come dono della natura è il tema affrontato da François Ozon; Ricky è un film sorprendente che accompagna lo spettatore in un mondo in cui l’accettazione incondizionata dell’altro sembra essere principio cardine non solo della vita privata del singolo (non a caso la storia è ambientata in un contesto proletario, se così ancora lo si può definire) ma in qualche modo anche dell’intera opinione pubblica.
Ricky destabilizza per la sua incondizionata tolleranza. Il film è liberamente ispirato a Moth (falena), il racconto di Rose Tremain che nella versione francese ha il titolo di Léger Comme l’Air (leggero come l’aria). La storia è incentrata su una madre, Katie (Alexandra Lamy), che rimasta sola ad allevare la figlia Lisa (Mélusine Mayance) si divide tra casa e lavoro in fabbrica. Un giorno incontra Paco (Sergi Lopez), un collega di lavoro di cui s’innamora appassionatamente. Dalla loro relazione nasce Ricky (Arthur Peyret), un bambino particolare. Ricky piange sempre, forse a causa dei lividi che ha sulla schiena. Katie pensa che Paco lo maltratti così dopo un litigio Katie rimane nuovamente sola, questa volta con due figli da accudire. Dai lividi di Ricky però spuntano due piccole ali, raccapriccianti, simili a quelle del pollo. Katie si prende cura di Ricky e delle sue ali tenendolo in casa fino a che un giorno, al supermercato, il bambino non si mette a volare tra le corsie e così la storia del bambino che vola diventa pubblica. Ricky è simbolo d’amore e libertà. Allo stesso tempo però la costante razionalità nel gestire la compresenza tra reale e fantastico fa emergere tutta una serie d’implicazioni morali e religiose sul significato delle ali del bambino. Le ali di pollo servite a tavola ma anche l’apertura del finale che ad una prima lettura sembra incongruente con l’inizio che lascia poche speranze per un lieto fine (la vicenda è raccontata in flashback) sono indicatori di una realtà, la nostra, molto più tragica di quella che emerge dalle immagini. Perché Ricky è anche un angelo, e gli angeli si sa, come ci aveva mostrato Wim Wenders nel sublime Il Cielo Sopra Berlino vivono sopra di noi. Il film merita poi un piccolo accenno alla direzione magistrale del piccolo attore Arthur Peyret. Le espressioni e le movenze che Ozon è riuscito a cogliere rivelano una tenerezza incommensurabile. Il regista ha dichiarato di aver adottato lo stesso metodo utilizzato con gli attori professionisti: “Ho diretto il piccolo Arthur Peyret come ogni altro attore, arrivando a parlargli per spiegare cosa volevo da lui. Abbiamo rapidamente adattato i tempi delle riprese alle pause per la pappa e i pannolini. La cosa buffa è che lui ha preso il suo ruolo sul serio e la sua intepretazione migliorava scena dopo scena... Al punto che abbiamo finito per girare prima dle previsto". Il film prodotto da Teodora Film (Il Favoloso Mondo di Amélie) è stato presentato in Concorso al 59. Festival di Berlino. Titolo originale: Ricky Nazione: Italia, Francia Anno: 2009 Genere: Drammatico Durata: 90’ Regia: François Ozon Cast: Alexandra Lamy, Mélusine Mayance, Sergi Lopez, Arthur Peyret Produzione: Teodora Film, Eurowide Film Production, FOZ Data di uscita: 9 ottobre 2009
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