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RivelazioneUn bell’omaggio a Giorgione a cinquecento anni dalla mortedi Enrico Silvano La qualità e la notevole quantità di materiale preparatorio raccolto per scrivere Tempesta, lo spettacolo realizzato da Anagoor sulla figura di Giorgione, ha convinto la compagnia a preparare un’altra opera sull’artista veneto, con l’obiettivo di ricostruire, attraverso la lettura dei documenti dell’epoca e l’analisi dei suoi quadri, le atmosfere del tempo nel quale ha vissuto.
La preparazione che la compagnia considera alla base di ogni spettacolo prevede uno studio approfondito della filologia classica, della storia dell’arte, dell’architettura e di molte altre materie a cui i riferimenti distribuiti lungo lo spettacolo rimandano in continuazione. L’allestimento della scena è minimo: sul palco, due attori, un uomo e una donna, con due microfoni e due leggii. Dietro di loro due grandi schermi per proiettare le opere del Giorgione che mai appaiono nella loro totalità; se ne vedono via via infatti solo alcuni dettagli. Rivelazione è una lezione d’arte; all’iniziale descrizione delle città nelle quali Giorgione ha vissuto a cavallo tra Quattro e Cinquecento, Castelfranco e Venezia, seguono sette meditazioni che Laura Curino, autrice della drammaturgia dello spettacolo, e Anagoor sviluppano partendo dai quadri più famosi del pittore; l’attenzione poi si sposta poi sui sette temi al centro delle opere: il silenzio, la natura umana, il desiderio, la giustizia, la fede, il diluvio e il tempo. La prima e l’ultima meditazione hanno origine dalle due pitture di Castelfranco: la pala, custodita nel Duomo, e il fregio, l’affresco dipinto dall’artista proprio nella casa natale. Come rendere una lezione d’arte appassionante e valida dal punto di vista teatrale? Anagoor prova a farlo cercando di immergere completamente lo spettatore nelle atmosfere ricreate: Venezia è evocata descrivendo i suoni e gli odori che riempivano le calli quattrocentesche; Castelfranco invece è dipinta solo con pochi tratti, i documenti che descrivono la città rinascimentale si mischiamo ai ricordi degli attori che, come Giorgione, a Castelfranco hanno vissuto la loro infanzia; ma dalla città non riescono a dissipare completamente quel pesante strato di nebbia che permette alla figura di Giorgione di conservare quel velo di mistero che lo rende ancora oggi così affascinante. Le sette meditazioni invece si sviluppano in libertà, nessuna è collegata all’altra; così nell’introduzione allo spettacolo viene spiegato il metodo che è stato scelto per trattare l’autore: “Giorgione è una delle figure più enigmatiche della storia dell’arte. Metterlo a fuoco è come osservare la costellazione delle Pleiadi, le sette sorelle, riesce meglio se non si fissano direttamente”. In ognuna delle sette meditazioni, ad una breve introduzione, segue la descrizione del quadro di cui si tenta di far rivivere sempre l’aspetto più affascinante, mentre la musica incessante e varia asseconda le diverse atmosfere; i personaggi riprendono vita nelle storie raccontate dai due attori, nei cui racconti però, il romanzo non prevale mai sulla storia, né la finzione sulla ricostruzione rigorosa; l’obiettivo infatti rimane quello di ogni buona lezione d’arte: fornire informazioni, stimolare la riflessione e, soprattutto, tessere collegamenti in grado di mettere in relazione quell’epoca alle problematiche attuali. Rivelazione drammaturgia Laura Curino, Simone Derai, Marco Menegoni ,Maria Grazia Tonon video Simone Derai, Moreno Callegari regia Simone Derai con Paola Dallan e Marco Menegoni Durata dello spettacolo: 1 ora e dieci muniti senza intervallo
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