Rodin. Il marmo, la vita

Il maestro e i suoi collaboratori alle Terme di Diocleziano

Le suggestivi Grandi Aule delle Terme di Diocleziano ospitano una sessantina di opere in marmo del maestro Auguste Rodin (Parigi 1840 – Meudon 1917). L’allestimento costituito da impalcature rosse e tendaggi velati ricreano l’ambiente dell’atelier dello scultore. È proprio all’interno della “bottega” di Rodin che i curatori vogliono attirare l’attenzione del pubblico. Negli ultimi anni il museo Rodin di Parigi (istituzione culturale coproduttrice dell’esposizione) ha intrapreso una ricerca attorno alle figure di sbozzatori e collaboratori del maestro.

Lo scultore, nel corso del Novecento, è stato accusato di produrre opere non autentiche poiché non eseguiva materialmente l’opera in marmo, bensì ideava il progetto e seguiva la realizzazione da parte di terzi intervenendo casomai a fine procedura. In questo Rodin può essere considerato precursore di alcuni artisti contemporanei che spesso si occupano di concepire l’opera, ma delegano la realizzazione a altri, senza tuttavia perderne la paternità. Le opere marmoree qui esposte, pur rivelando la mano di diversi sbozzatori, sono riconducibili ad un unico ideatore che proprio nell’averle concepite dimostra la sua abilità artistica.

Le sculture, di media grandezza, sono disposte sopra a tavole di legno. Lo spettatore è invitato a osservare ogni angolazione di Galatea, Amore e Psiche, La donna-pesce… tutti personaggi marmorei riprodotti con toccante naturalismo. Il materiale utilizzato trasmette freschezza e vitalità nei soggetti, il marmo è infatti in grado di rendere viva la carne. Sentimenti contrastanti animano uomini, donne, esseri soprannaturali colti in un attimo eterno, ma non per questo statico. Anzi, Rodin ha sempre dichiarato di ispirarsi all’arte classica, ma ha superato i suoi maestri infondendo nelle sculture un dinamismo che è frutto dell’epoca moderna. Il movimento ad esempio in Paolo e Francesca o Illusione non è solo fisico, è pure psicologico. L’arte di Rodin è duplice azione: del corpo e dei sentimenti. La gestualità esasperata dei protagonisti coinvolge emotivamente il visitatore in abbracci passionali, giochi d’amore e dolorosi tormenti.

Alcune opere sono scolpite così delicatamente da sembrare un velo steso sopra l’acqua, un’apparizione come il Ritratto di Gwen John o un invito all’immaginazione nel Ritratto della Signora Fenaille. La fluidità è creata dall’assenza di linee rette. Onde e curve producono una morbidezza che comunica sensualità, mentre all’opposto lo slancio di una diagonale indica la disperazione.

La poetica del non-finito, di matrice michelangiolesca, aumenta il lirismo del manufatto. Rodin sosteneva di portare alla luce l’opera imprigionata all’interno del marmo, con il passare del tempo questo procedimento diventa il marchio contraddistintivo dell’artista. In alcuni casi avviene però un’inversione, per cui la scultura sembra voler tornare alla sua forma primitiva, ad esempio nell’attimo di dolore espresso dalla monumentale Arianna.
Nell’ultima sala il non-finito raggiunge il suo apice: i ritratti di Victor Hugo, ma soprattutto di Puvis de Chavannes emergono da un magma primordiale come icone di saggi senza tempo.
Il marmo nelle mani di Rodin è diventato ideale mezzo espressivo di pensieri, memorie e sogni che scorrono sotto i nostri occhi come un vecchio film muto.

RODIN. Il marmo, la vita
dal 18/02/14 al 25/05/14
Terme di Diocleziano, Via Enrico De Nicola 78 – Roma
Promossa e prodotta dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, Musée Rodin di Parigi con Electa e Civita.
A cura di Aline Magnien, conservatore capo del patrimonio del Musée Rodin di Parigi, in collaborazione con Flavio Arensi.
Orario:
09.30 – 19.30 Da martedì a domenica
Biglietti:
Intero € 10.00
Ridotto € 8.00
Info e Prenotazioni:
singoli: +39 06 39967700
gruppi: +39 06 39967450
scuole: 848 082 408
www.coopculture.it
Foto: Paolo e Francesca