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Roma. Red Carpet per la contestazioneStudenti all’Auditorium per manifestaredi Bruna Alasia Ieri sera è stato rappresentato un film di grande impatto mediatico e di grandi interrogativi: La banda Baader Meinhoff, che ripercorre un decennio di storia tedesca, dal 1967 al 1977, dai tumulti a Berlino per l’arrivo dello Scià di Persia fino alla morte nel carcere di Stammheim degli esponenti della frazione armata, su cui si discute ancora se di suicidio o di omicidio si sia trattato. Tratto dal best-seller di Stefen Aust, il lungometraggio, i cui autori hanno conosciuto la contestazione dell’epoca, ricostruisce le motivazioni dalle quali erano spinti i terroristi, il loro percorso politico, il fascino esercitato dalla RAF su tanti giovani tedeschi: in breve, la drammatica parabola di una generazione e di una tendenza sulla quale gli interrogativi restano aperti. Sullo stesso argomento, ma da una diversa prospettiva, Schattenwelt di Connie Walthers, che fa agire le vittime del terrorismo, il dolore di chi ha perso un familiare e l’impossibilità di elaborare un lutto che può condizionare l’intera esistenza. Ma il vero protagonista della giornata è stato il movimento studentesco del 2008, altra storia rispetto a quarant’anni fa, ondata nuova e pacifica che ha invaso correndo il Festival del film di Roma per difendere la scuola pubblica e il diritto alla cultura, suscitando la simpatia dei presenti. Un gruppetto di ragazze ha persino conquistato il red carpet sbandierando un dazebao dalla scritta: “Pay attention, movimento irrappresentabile”. E mai palcoscenico fu più indovinato.
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