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"Romeo e Giulietta" di William ShakespeareIL " ROMEO E GIULIETTA " DI BINASCO-PARAVIDINO-SCAMARCIO: TRA LUCI ED OMBREdi Alessandro Pesce "Non è che Shakespeare sia troppo grande, siamo noi che siamo troppo piccoli": nelle sue note di regia, parafrasando Sunset boulevard, Valerio Binasco così spiega la difficoltà di mettere in scena oggi Shakespeare. La nostra quotidianità di uomini del duemila sarebbe quindi troppo lontana dalla grandezza del Bardo per imprigionarla in una lettura da teatro tradizionale. Eppure, continua Binasco, prima o poi bisogna avere il coraggio di provarci , e Romeo e Giulietta, col carico di incrostazioni mitiche e romantiche che si porta appresso , è l’opera più rischiosa da allestire, col pericolo di deja vu costantemente in agguato. Cosa ha fatto, allora, il regista , con il collaboratore all’adattamento, il talentuosissimo scrittore e teatrante Fausto Paravidino, per avvicinarsi e per avvicinarci al capolavoro? Ha immaginato una provincia italiana molto realistica e attuale, dove i giovani ciondolano e si inventano una fazione, pronti allo scontro, così, per sfuggire alla noia, nel “niente da fare delle province del Nord“. E gli adulti sono visti invece come incapaci di gestire la pace, ciechi o imbecilli. In questo contesto nero, soltanto i due protagonisti metteranno da parte noia e odio grazie all’innamoramento, ma sono destinati all’estremo sacrificio, e non servirà a molto, se di loro resteranno solo gli altarini e le statue buone per i futuri turisti. La scena è una piazza di una vecchia città degradata (che si presta a ospitare funzionali interni privati) e i costumi sono atemporali, nello show contaminato gli stereo si mescolano alle spade (come nei versi la rima si alterna a "siamo noi siamo noi i campioni dell’italia siamo noi") . In uno spettacolo con una regia forte e una lettura decisa (al contrario di troppi allestimenti opachi visti ultimamente), diverse sono le scene esemplari: tutte quelle di gruppo,maniacalmente curate, e poi il ralenti iniziale, la scena del balcone (con accendino che si accende perchè i due amanti si scorgano), e specialmente la bellissima scena, un po’ alla AlexRigola, della festa pacchiana in casa Capuleti, con trenino finale e luci da balera di quart’ordine. Ma di contro c’è qualcosa che non convince: troppo spesso la parodia e le gag sciocche prendono il sopravvento , una lettura lieve e dissacrante, intendiamoci, è più che lecita, e d’altronde troppe ne abbiamo viste,ma la potenza della poesia e del tragico non può latitare mentre qui se ne vede poca. Si aggiunga poi il problema che nella coralità occorrerebbe distinguere frasi e parole, in Shaekespeare non se ne puo fare a meno, e invece i giovani attori quasi tutti, sono costretti all’urlo o parlano sveltissimo e non si riesce a ca(r)pire quasi nulla. Binasco privilegia e cura molto i personaggi cosiddetti secondari: il padre di Giulietta, violento e gretto (Antonio Zavatteri ); la madre (Lisa Galantini), un po’ parvenue e presa da se stessa, prima del tardivo pentimento finale; la nutrice (la brava Milvia Marigliano la disegna lontana dalle solite vispe ciccione, piuttosto una serva sulle orme della padrona, tacchi alti e stupidità) Padre Lorenzo. (Filippo Dini, appassionato e un po’ rock), Mercuzio (un leader carismatico-filosofo ma pronto a scattare). Al contrario sono in ombra i protagonisti: la Odegan è sensibile ma a tratti incerta, quanto a Scamarcio, a dispetto dei pregiudizi se la cava, aiutato anche dall’idea registica che lo vuole occhialuto, tra le nuvole, tre metri sopra il cielo e quasi privo di fascino se non quello suo naturale. Ma onestamente due personaggi così, qualsiasi sia il progetto registico, meriterebbero due personalità di maggior temperamento e allora non si puo non pensare che la scelta di affidare il ruolo da come protagonista al giovane attore pugliese sia stata meramente commerciale, scelta che ha dato d’altronde le sue soddisfazioni, con l’Eliseo strapieno e adorante per un mese. ROMEO E GIULIETTA di W. Shakespeare - Traduzione adattamento Fausto Paravidino e Valerio Binasco Regia Valerio Binasco - scene Carlo De Marino - costumi Sandra Cardini - luci Pasquale Mari - musiche originali Arturo Annecchino - regista collaboratore Nicoletta Robello con: Riccardo Scamarcio, Deniz Ozdogan, Antonio Zavatteri, Filippo Dini e con Milvia Marigliano e Fabrizio Contri, Andrea Di Casa Lisa Galantini. Simone Luglio, Gianmaria Martini Fulvio Pepe, Giampiero Rappa, Nicoletta Robello, Roberto Turchetta durata 3 ore e 30 minuti Produzione Eliseo-Gank
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