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"Ritter Dene Voss" di Thomas BernhardUn grottesco ritratto di famigliadi Eugenia De Nicola Ritter, Dene, Voss, dello scrittore austriaco Thomas Bernhard, è andato in scena per la regia di Piero Maccarinelli mercoledì 3 Dicembre 2008 al Teatro Goldoni di Venezia, dove rimarrà fino a domenica 7. Lo spettacolo è prodotto dal Teatro di Roma, e arriva a Venezia dopo il successo riscosso nella scorsa stagione teatrale al Teatro India.
Un’atmosfera opprimente e immobile regna sull’unica scena del dramma, costituita dalla sala da pranzo di una casa viennese alle cui pareti, rivestite da una vecchia carta da parati, sono appesi quadri degli avi. L’abitazione è quella della famiglia Worringer, composta ormai solo dalle due sorelle, Ritter e Dene, attrici saltuarie al teatro Josefstadt, e da Voss/ Ludwig, il fratello filosofo che entra ed esce dal manicomio di Steinhof, dove si è fatto rinchiudere volontariamente per sfuggire alla vita con le sorelle. Dopo tanto tempo i tre fratelli si ritrovano a cena insieme, avvenimento durante il quale rancori, ipocrisie, idiosincrasie verranno a galla, ma senza portare ad alcuna soluzione. L’unica vera azione dello spettacolo, se si esclude l’indaffarato apparecchiare e sparecchiare della tavola da parte di Dene, è il linguaggio. I personaggi di Bernhard, anche in altri drammi, come in Prima della pensione che ha per protagonisti sempre tre fratelli in un ambiente soffocante, sono sempre ossessionati dalle parole, parlano in continuazione ripetendosi spesso. Ed è proprio qui che si rivela la bravura immensa dei tre interpreti, su cui poggia interamente lo spettacolo: riuscire a tenere viva l’attenzione del pubblico per due ore e mezza solo con le proprie parole, senza l’ausilio di effetti “speciali”. Le due sorelle sono agli antipodi: la maggiore, Dene, interpretata dalla bravissima Maria Paiato, si è consacrata in modo maniacale e morboso al fratello, che aiuta addirittura nella battitura del “Trattato Logico”; la minore, Ritter, (Manuela Mandracchia) è pigra, disincantata e complice del fratello. Quanto a Ludwig, interpretato magnificamente da Massimo Popolizio, è il livore fatto persona: odia i medici, deride le sorelle attrici che ritiene prive di talento, così come disprezza il teatro e tutto quanto è vecchio e simbolo del passato. Il titolo Ritter, Dene,Voss allude ai cognomi dei tre attori della compagnia di Peymann per i quali Bernhard scrisse la pièce, ma la cosa bizzarra è che quello sarebbe rimasto il titolo anche con altri attori, austriaci e non, con il risultato di incongruenza fra titolo e plot. Bernhard nella sua opera fu sempre attratto dal sottile confine fra realtà e finzione: gli attori interpretano dei personaggi che hanno nomi di altri, reali, così come Ludwig rimanda a Wittgenstein, ma anche al folle re bavarese, anche se questo è un elemento superfluo per la vicenda, che non vuole spiegare nulla. Tutto rimane uguale come all’inizio, con la stessa noia di vivere, la stessa angoscia. Uno spettacolo reso grandioso unicamente dal testo e dalla maestria dei tre interpreti. Ritter Dene Voss di Thomas Bernhard - traduzione di Eugenio Bernardi con Massimo Popolizio, Maria Paiato, Manuela Mandracchia Scene: Carmelo Giammello - Musiche: Paolo Terni - Regia:Piero Maccarinelli Produzione:Teatro di Roma DURATA: 2 ore e 20 min.
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