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Rubini "Per il cinema italiano": radici e memoria“Il mio paese è il teatro di posa dei miei sogni”di Laura Croce “Giro in Puglia perché penso che i film abbiano a che fare con i sogni, e lo scenario dei miei è sempre Grumo” - così l’attore e regista Sergio Rubini ha aperto l’edizione 0 del Festival di Bari “Per il cinema italiano” (in programma dal 12 al 17 gennaio) evidenziando immediatamente quanto sia importante per un artista il legame con le proprie origini, specie se queste coincidono con una location così attiva come il capoluogo pugliese. “Il mio rapporto con la provincia è sempre stato ottimo, me ne sono andato solo perché lì non potevo fare quel che volevo”, ha confessato l’autore de La Terra, trapiantato a Roma da trent’anni eppure sempre affascinato dalla malia dei luoghi della sua memoria, che trova assurdo rinnegare. “C’è sempre una certa ambiguità nelle radici, specie quando sono autentiche, quando c’è del sangue. È una cosa che noi del sud conosciamo bene e che ci fa un po’ paura. Qualcosa di cui qualcuno ci imputa e da cui a volte cerchiamo di scappare, eppure sarebbe tragico pensare al meridione del futuro come un luogo che conserva tutta la sua bellezza sbarazzandosi di ciò che è brutto, importando le cose positive dal nord. Così si rischia di trasformarlo in uno zoosafari, in una scenografia invece che in un modo di essere”. Nei film di Rubini, che ha ricevuto dal Festival il premio per l’eccellenza artistica, i luoghi sono al contrario un soggetto attivo e determinante, spesso causa di conflitto e sofferenza, perché chi racconta storie “sente il bisogno di correggere, di scavare in quello che non funziona e di cercare di cambiarlo”. Mostrare la drammaticità di certi contesti non può dunque essere tacciato di immobilismo, basti pensare “a Gomorra, dove non c’è alcuna etica, ma non per questo suggerisce di farne a meno. Anzi, ne fa sentire fortemente la mancanza”. Il cinema, dunque, può agire sui guasti per emendarli e, a proposito del sud, Rubini individua un vizio fondamentale da abbattere, che lui riassume nell’espressione del suo paese “addo’ ne’ cca’ dda sci’?” - “ma dove vuoi andare?”: “un’iniezione letale, che racchiude un fatalismo tragico e paralizzante”. Un’iniezione, forse, che non riguarda solo una precisa zona del paese e con cui spesso si tenta di sedare anche molti esordienti. “La politica - ammonisce il regista - mette le mani su tutto, e i film diventano qualcosa che ha poco a che fare con l’arte. Nel mio caso non è successo, ma molti giovani soffrono per questa situazione e finiscono per smarrirsi”. Foto a cura di Romina Greggio Copyright © NonSoloCinema.com - Romina Greggio
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