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"SALONICCO 43"L’intensa testimonianza dell’Olocausto in Greciadi Eugenia De Nicola Salonicco 43, da un’idea di Gianpaolo Caravai e Antonio Ferrari, regia di Ferdinando Cerini, è andato in scena in prima italiana al Teatro Piccolo Arsenale Sabato 22 novembre 2008. In scena anche due musicisti e una cantante. È tratto da Italian Diplomatic Documents on the History of the Holocaust in Greece (1941-1943) a cura di Daniel Carpi.
Salonicco, proprio come il Mediterraneo in cui si affaccia, rappresentava un tempo una variopinta fusione di lingue, culture e popoli diversi. La città greca poteva infatti vantare al suo interno la convivenza pacifica fra cristiani ed ebrei, nonché fra ebrei di diverse nazionalità, soprattutto italiani e spagnoli. La sua comunità sefardita era la più numerosa d’ Europa, e aveva trovato in quest’angolo d’Oriente già nel XV secolo una benevola accoglienza, dopo le persecuzioni e l’espulsione subite in Spagna. Salonicco diventò vivace e movimentata proprio grazie alla predominante presenza ebraica nella vita cittadina: le strade si animavano solo quando la comunità usciva dalle sinagoghe. Così quando il lontano incubo delle persecuzioni si ripresentò durante la seconda guerra mondiale, la città perse anche la sua anima. Lo spettacolo nasce dai documenti redatti dall’allora console italiano a Salonicco, Guelfo Zamboni, nel periodo del suo mandato. A impersonarlo sulla scena è Massimo Wertmüller: seduto alla sua scrivania, da sfogo alle sue preoccupazioni per le leggi razziali che vietano agli ebrei persino di fare la spesa o uscire dopo il tramonto; pur lavorando per il governo fascista, si rende conto che prima di essere un funzionario, è innanzitutto un uomo. Aiuterà più di 500 persone a scampare alla deportazione nei campi di concentramento e gli verrà conferito da Israele il titolo di “giusto fra le nazioni”. Ma lo spettacolo da voce anche a chi è stato deportato ma è sopravvissuto: l’attrice Carla Ferraro racconta infatti la vicenda di una donna ebrea che perde il lavoro e viene poi deportata in un campo in Polonia, dal quale infine farà ritorno in una Salonicco deserta e irriconoscibile. Tra i monologhi alternati dei due personaggi la bellissima voce di Evelina Meghnagi, accompagnata dalla musica dal vivo, chitarra e tamorra, ci riporta indietro nel tempo, quando a Salonicco era normale sentire i canti della tradizione ebraica sefardita provenire dalle sinagoghe, che conferivano agli ebrei spagnoli un’aura più antica rispetto agli altri; la voce e la presenza scenica dell’attrice sono la parte più viva e peculiare dello spettacolo, che racconta il dramma del popolo ebraico in modo molto pacato, come se non fosse necessario aggiungere ulteriore pathos a una vicenda storica già drammaticamente nota. Salonicco 43 Libero adattamento di Ferdinado Cerini Gian Paolo Cavarai e Antonio Ferrari regia: Ferdinando Cerini Con Massimo Wertmüller e Carla Ferraro Voce e curatela musicale Evelina Meghnagi - Chitarre Domenico Ascione - Percussioni Arnaldo Vacca - Costumi Sartoria Farani Produzione Ex Novo, Con l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica Italiana Durata spettacolo: un’ora circa
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