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SALVADOR DALI’Diario di un geniodi Chiara Renda In occasione del centenario della nascita di Dalì, Palazzo Grassi dedica un’ampia ed approfondita retrospettiva al genio spagnolo. L’allestimento della mostra, molto curato, permette di godere di numerosi capolavori del pittore, a partire dalla prima breve fase cubista.
"Ogni mattina quando mi sveglio provo un sommo piacere:quello di essere Salvador Dalì e mi domando stupito cosa mai farà ancor oggi di prodigioso questo Salvador Dalì" [Diario di un genio] "Il fatto che neppure io, mentre dipingo, capisca il significato dei miei quadri, non vuol dire che essi non ne abbiano alcuno: anzi, il loro significato è così profondo, complesso, coerente, involontario da sfuggire alla semplice analisi dell’intuizione logica" [La vita segreta di Salvador Dalì] Dalì inizia la sua carriera artistica all’Accademia di Madrid, dove conosce due delle più importanti figure della sua vita: il poeta Federico Garcia Lorca, il quale dedica un’ode al pittore ("Ode a Salvador Dalì":"Rosa pura che lava da artifici e schizzi/ e ci apre le ali tenui del sorriso./ Salvador Dalì dalla voce olivata!/ Dico ciò che mi dicono la tua persona e i tuoi quadri.") e il regista Luis Bunuel, del quale è possibile osservare un ritratto alla mostra. Con quest’ultimo Dalì realizzerà due film surrealisti: "Un chien andalou" (1929), presente a Palazzo Grassi, e "L’age d’or" (1931-33). Tornando alla pittura, dopo la fase cubista Dalì si accosterà ai surrealisti, tra cui Max Ernst, Man Ray, Andrè Breton, il quale loda il pittore spagnolo soprattutto per la sua invenzione del cosiddetto "metodo paranoico-critico", applicabile alla pittura, alla poesia, al cinema, alla scultura e addirittura alla moda. Questo metodo è così definito da Dalì: "E’ il metodo spontaneo di conoscenza irrazionale basato sull’associazione interpretativo-critica del fenomeno del delirio." In sostanza egli propone un’arte non interpretabile univocamente poiché nell’accostamento di realtà e sogno ogni immagine può nasconderne un’altra. Questa teoria si spiega ovviamente in relazione alla grande passione di Dalì, come di molti altri artisti della sua epoca, per la lettura di Freud e delle sue opere. Il suo primo dipinto surrealista, "Il miele è più dolce del sangue", è presente a Palazzo Grassi, come pure molte delle opere realizzate nel periodo della seconda guerra mondiale, opere in cui ripete i motivi di Hitler, del telefono e l’Angelus di Millet. Dunque la mostra allestita a Palazzo Grassi copre gran parte della produzione del maestro, accogliendo anche "La Madonna di Port Lligat" (1949), imponente tela a carattere religioso il cui soggetto, come nella maggior parte dei dipinti, è l’amata Gala, compagna della vita di Dalì. Conosciuta nel ’29 Gala Eluard resterà la sua musa fino alla morte, avvenuta nel 1982, data in cui Dalì perderà la sua vena creativa e cesserà di dipingere. A completare la grande esposizione di dipinti abbiamo ammirato anche alcuni tra i più celebri "oggetti surrealisti" e alcuni filmati d’epoca oltre, come già detto, a "Un chien andalou" (completo di colonna sonora). Una grande mostra dunque, che non rappresenta che una parte della sterminata produzione di un uomo eclettico, che è venuto a contatto con diversi ambienti, dal surrealismo a Parigi al cinema di Hitchcock in America, dalla scrittura di autobiografie, sceneggiature per il teatro e il cinema alla progettazione di vestiti e gioielli. In una sola parola: un genio. SALVADOR DALI’
Venezia- Palazzo Grassi
www.palazzograssi.it
12 settembre 2004 - 16 gennaio 2005
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