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SARAH JANE MORRIS E DOMINIC MILLER IN CONCERTO A MIRANOPotente, potentedi Marianna Sassano “Non ho mai preso lezioni di canto in vita mia. C’è chi preferisce l’esecuzione vocale perfetta, ma non è il mio caso: per me ciò che conta è che la storia che sto raccontando sia vera, e che io la senta vera. La faccio passare dentro di me, e il pubblico questo lo percepisce”. La rossa di Southampton colpisce ancora. Rossa di capelli, di cuore, di temperamento: Sarah Jane Morris, in concerto con Dominic Miller il 12 febbraio al Teatro di Mirano (Venezia), si conferma un evento.
Lei è una delle voci più intense e graffianti della scena musicale: roca, piena di bassi e di sporcature; lui, chitarrista argentino raffinato e apprezzatissimo nel panorama internazionale, vanta collaborazioni con artisti del calibro di Sting. Il concerto, organizzato da Ubi Jazz Winter Season del Circolo 1554 e Veneto Jazz Winter in collaborazione con Provincia e Comune, si è svolto alla presenza di una platea numerosa - tutto esaurito già in prevendita - e partecipe, che ha ricambiato l’intensità interpretativa del duo Morris – Miller con applausi abbondanti e sentiti. Anche quando le canzoni erano nuove, addirittura non ancora pubblicate: bisognerà infatti aspettare aprile per l’uscita di Where it hurts, il cd nato dal lavoro dei due artisti insieme a Martyn Barker, Alastair Gavin, Tony Remy e Henry Thomas. Un concerto nudo e potente, dove il graffio della voce si sposa per contrasto con la limpidezza della chitarra: suoni puri e fisici, per raccontare storie di emarginazione, di sentimento, di speranza, di politica. Come ad esempio quella che racconta la tragedia di un uomo, rilasciato dopo 21 anni di carcere nonostante fosse innocente: esperienza che Sarah Jane Morris toccò da vicino all’età di 17 anni, quando suo padre venne arrestato ingiustamente. “Come vivere quando tutto ti è stato tolto eppure tu sai di avere ragione?” si chiede in scena. O, ancora, storie di rifugiati politici: commoventi, disilluse, accusatorie. “Where is the promise land? The lands we dream are sold, there’s no longer a place to hide”. È poi la volta del tributo a Janis Joplin, musa ispiratrice di Sarah Jane Morris, con la versione reagge, coinvolgente senza mezzi termini, di Piece of my hart. Se finora l’atmosfera era stata di religioso silenzio e ammirato stupore per i toccanti brani nuovi, ora il Teatro di Mirano esplode in un continuo battere le mani – cantare – muoversi. E sulla figura di Janis Joplin, Morris racconta un aneddoto. “Qualche anno fa la Paramount mi aveva contattato per un film sulla storia di Janis. Mi avevano proposto la parte della protagonista; ma quel ruolo venne poi assegnato a Britney Spears. Il film poi non si fece, ma mi prese un grandissimo senso di amarezza e delusione: Britney Spears aveva solo 17 anni, e certo non avrebbe potuto esprimere tutta l’esperienza di vita e il carisma di Janis Joplin”. E così, Sarah Jane Morris si prende una piccola rivincita sulla popstar americana e propone al pubblico una cover di Toxic: ironica, acida, dura. Il concerto prosegue con una serie di cover famosissime: Little wing di Jimi Hendrix, Fragile di Sting, Fast car di Tracy Chapman, Me and Mrs Jones di Gamble, Huff e Gilber, dedicata a Obama, fino a Don’t leave me this way, cavallo di battaglia della cantante. La sessione cover si chiude con I don’t wanna know about evil, a solo una settimana dalla scomparsa di Jonh Martyn, l’autore; canzone “che molti potenti della terra dovrebbero ascoltare”, commenta Sarah Jane Morris. Dopo due ore di concerto e tre bis, il duo ancora si concede al pubblico e scende in mezzo alla gente a firmare autografi, farsi fotografare, scambiare senza fretta quattro chiacchiere. Sarah Jane Morris e Dominic Miller hanno dimostrato di essere due artisti che non si risparmiano, a conferma della grandezza anche umana che avevano saputo già esprimere dal palcoscenico.
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