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SCHRITTE VERFOLGEN II DI SUSANNE LINKESeguendo i passi di Susanne Linkedi Elisa De Marchi Il nuovo allestimento di Schritte verfolgen alla Biennale di Venezia La bellezza, oggetto del 6° Festival Internazionale di Danza Contemporanea, è anche un tema conduttore nel percorso artistico di Susanne Linke, che ha presentato al Teatro Piccolo Arsenale “Schritte verfolgen II – reconstruction”. Lo spettacolo, proposto per la prima volta in Italia, è il riallestimento di una precedente coreografia: l’assolo Schritte verfolgen, del 1985, segnò un momento fondamentale nell’evoluzione della Linke, che fin dagli esordi rivolse la sua attenzione al vissuto femminile; l’opera rappresentava la biografia di un corpo, “seguendo i passi” di una donna nel suo percorso di vita; la donna in questione era la stessa Linke, che svelava al pubblico il suo dramma infantile, causato da una malattia che le permise di sentire e parlare solo all’età di sei anni, relegandola in un mondo fatto unicamente di gesti e movimenti. L’artista, una delle massime interpreti del Tanztheater tedesco, ha trasformato l’assolo in un quartetto, in cui viene rappresentata la vita di una donna attraverso l’analisi di alcuni momenti-chiave: la crescita, l’invecchiamento, la ricerca di un proprio posto all’interno della società, il desiderio di essere riconosciuta e accettata, anche a costo di perdere parte della sua identità, in primis quella sessuale. Questa allegoria si annuncia attraverso l’immagine della morte, dama barocca e tracotante, che apre lo spettacolo attraversando lentamente il palco. La scenografia minimalista, di un candore accecante, accoglie l’esibizione di Elisabetta Rosso, Armelle H. van Eecloo, Mareike Franz e della stessa Susanne Linke. I corpi si muovono nell’ampio spazio vuoto, disegnando la tensione e la fragilità della donna; i gesti convulsi e disarmonici, ossessivamente ripetuti, rappresentano la difficoltà nel comprendere sé stessa e nel farsi comprendere. La danza acquista un taglio quasi narrativo, in cui anche l’abbigliamento gioca un ruolo fondamentale: la donna che lascia la tunica bianca per indossare i pantaloni sancisce la rinuncia ad una piena individualità per conformarsi alla società e alle sue regole. Ma nonostante i necessari compromessi, la donna portata in scena da Susanne Linke non perde mai la sua bellezza: è una qualità che trascende i limiti temporali, che non si spegne con l’invecchiamento. Il tempo che scorre è paragonato alla corsa inarrestabile di un treno, che spesso interrompe la musica col suo sferragliare sulle rotaie; e questo treno corre veloce, incurante delle donne che cercano di seguirlo, di stare al passo. La Linke interpreta personalmente la donna nella sua fase crepuscolare: non ha ancora raggiunto un perfetto equilibrio, ma la danza si fa più dolce e armonica delle precedenti; alla fine varca una porta improvvisata, la soglia che conduce alla morte, anticipata fin dall’inizio dalla dama con la falce, che nel mentre ha continuato ad attenderla e camminare, coi suoi passi impercettibili ma inesorabili. L’individuo che si spegne, però, è una piccola, insignificante parte del Tutto, della Storia, del Tempo: anche stavolta il treno passa, e non si ferma. Riallestimento di Schritte verfolgen (1985) di Susanne Linke in collaborazione con VA Wölf
Coreografia: Susanne Linke
Danza: Susanne Linke, Elisabetta Rosso, Armelle H. van Eecloo, Mareike Franz
Luci: Hartmut Litzinger
Suono: Damian Lang
Scenografia: Roger Irman
Musica: Hector Berlioz, Frédéric Chopin, Ginger Baker, Edward Grieg, Gustav Mahler
Durata dello spettacolo: un’ora e 20 min.
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