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SCULTURA FUTURISTA - OMAGGIO A MINO ROSSOA Padova fino al 31 gennaio 2010di Giacomo Botteri Con la mostra "Scultura futurista- Omaggio a Mino Rosso" in corso a Padova fino al 31 gennaio prossimo alla galleria Civica Cavour, si completa il mosaico di mostre dedicate al futurismo nelle celebrazioni del suo centenario.
Scelta indovinata, in quanto mancava una panoramica a vasto raggio sull’attività scultorea del movimento essendo l’espressione pittorica quella generalmente privilegiata. All’interno della rassegna, ricca di 90 sculture, si è inserito un omaggio a Mino Rosso, prolifico produttore di opere riconducibili allo spirito futurista. L’allestimento risulta di proposito nazional-popolare quasi un anticipo delle celebrazioni per il prossimo 150° anniversario dell’unità d’Italia. Nomi di risonanza internazionale, di fama consolidata come Balla, Depero, Thayaht, Boccioni, sono affiancati da nomi di artisti di fama molto circoscritta, ma degni di occupare la ribalta per il loro acceso spirito nazionalistico di stampo popolare. Mino Rosso nasce a Castagnole Monferrato nel 1904 : quando Boccioni scrive nel 1912 il Manifesto Tecnico della scultura futurista, Mino Rosso ha quindi 8 anni, né può aderire per le stesse ragioni anagrafiche al Manifesto della Ricostruzione Futurista dell’universo firmato nel 1915 da Balla e Depero. Sarà invece fra i firmatari dl Manifesto dell’Aeropittura, unico sculture. Il futurismo di Mino Rosso, quindi, non è quello puro delle origini che può dirsi concluso con la fine della prima guerra mondiale, ma la sua riproposizione, quando il distacco dal fanatismo delle nuove idee, il dinamismo esasperato, il meccanicismo con la loro forza creativa e innovativa si era esaurita. A dare il segno caratterizzante della nuova fase , della rinascita del futurismo è l’aeropittura, peraltro non nuova come avanguardia artistica in quanto finì con dare al proprio contenuto lo stile caro al regime. Essere scultori nella cifra futurista significa dovere necessariamente partire da Boccioni: le sue “Forme uniche nella continuità dello spazio “hanno segnato in maniera più o meno esplicita tutte le produzioni successive del movimento. Merito comunque di Rosso è quello di avere applicato il dettato boccioniano di spalancare la figura e inserirvi l’ambiente, in modo personale riuscendo a unire la simultaneità plastica alla leggerezza portata poi agli estremi da Calder. Forse inconsapevolmente le massicce figure di Moore sono in debito con quelle del Rosso che le anticipa nella loro maestosità. Nella sua vasta produzione comunque echi di chi l’ha preceduto si intrecciano con intuizioni poi sviluppate da altri artisti, nucleo corposo di opere, documentazione organica unica nell’universo futurista. L’importanza infatti di Rosso –sottolinea il critico Roberto Floreani – è quella di aver ricompattato, rianimandolo, il futurismo come unicum dal 1909 al 1944. Accanto a Rosso si fruiscono il fascino dei fili metallici di Balla, l’impeto del gioco fantasioso di Depero, la strutturalità di Baldessari, l’onirismo di Thayath , la sinuosità di Castellani e di Bosso ecc. Da notare le sculture di Regina ricche di una energia colma di grazia ,sintesi di sinuosità e di originali ricerche metalliche Un cenno doveroso a Ivos Pacetti che nella “maschera antigas” anticipa (siamo nel 1932) l’arte pop. Non ci deve sfuggire una confidenza del critico Roberto Floreani che ha ricuperato in una spazzatura un capolavoro dell’artre futurista per ricomporlo certosinamente: trattasi della scultura “Dinamica di una famiglia” dell’ispirato Corrado Forlin. Durante il periodo della mostra padovana “Arte-Vita futurista” propone una serie di “Azioni” (quarti d’ora di poesia futurista a sorpresa), serate declamatorie azioni dinamiche in città, animando piazze, mercati negli stessi luoghi tra il Caffè Pedrocchi e il Ristorante Zaramella che furono teatro di azioni e assidue frequentazioni di Marinetti e dei gruppi futuristi veneti.
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