SECONDA GIORNATA DELLA XXIV EDIZIONE DELL’ ASOLO ART FILM FESTIVAL

Lunedì 7 Novembre

Anche quella di ieri, lunedì 7 novembre, è stata una lunga giornata di proiezioni all’Asolo Art Film Festival. Un programma ricco ed intenso, dove l’alternanza dei generi ed anche le diverse lunghezze delle proiezioni hanno stimolato la resistenza degli spettatori, alcuni dei quali, irriducibili, sono resistiti sulle poltroncine dello splendido Teatro Duse ben oltre la mezzanotte.

Ad aprire la giornata due documentari della categoria Film sull’Arte: “Solares (or on optimism)”, di Juan Fabuel Robledo ha voluto indagare le ultime tendenza dell’arte contemporanea attraverso il tema della città ideale e del caos, mentre “Screening room with Standish Lawder” è una lunga intervista che ricostruisce il processo creativo del fotografo statunitense. Ha chiuso la mattinata “Screening room with Robert Breer ”, in concorso nella categoria Biografie d’Artista, un’ora e mezza in compagnia con un regista di film d’animazione che ha saputo ispirare intere generazioni di autori.

Evento speciale di forte impatto e di notevole rilevanza storica è stata la proiezione di “FLUXUS FILMS – l’antologia ufficiale messa a punto da George Maciunas, con opere di Nam June Paik, Yoko Ono, Robert Watts, Joe Jones e altri”, che ha aperto il programma del pomeriggio. In oltre due ore di proiezione è stato possibile ammirare una vastissima raccolta di lavori degli artisti del gruppo FLUXUS, che all’inizio degli anni ’60 ha rappresentato una della avanguardie artistiche più interessate all’uso sperimentale del supporto video, tanto da costituire una tappa fondamentale nella nascita della Video Art. Questo movimento si proponeva la fusione di tutte le arti, con uno spirito ironico e dissacratorio che aveva le sue origine nell’insegnamento liberatorio della musica sperimentale di John Cage e nell’esperienza delle Avanguardie storiche, Dada in particolare. Riprese di performance ed happening, veri e propri lavori sperimentali sull’immagine filmica, il tutto condito da un umorismo fatto di non-sense che mira a disturbare e provocare lo spettatore, all’insegna del “tutto è arte” e del rifiuto a comunicare un messaggio.

A completare il cartellone pomeridiano due bei cortometraggi della categoria VideoArte e Computer Arte: “Zanni Trust” dell’italiano Osea Cipriani, che rielabora al computer alcuni frammenti di telegiornali con protagonisti i politici di casa nostra: Bottiglione ritoccato da pagliaccio, Fassino mutato in frassino ed altre azzeccate metamorfosi che compongono un collage surreale che riesce a far emergere in maniera intelligente alcune contraddizioni e bassezze del bestiario politico italiano. “Grau”, del tedesco Robert Seidel è invece un lavoro quasi astratto, dove immagini in cui è possibile riconoscere ancora frammenti umani e meccanici subiscono un continuo mutamento nella sublimazione di un evento drammatico qual è un incidente stradale.

Sullo stesso tema (un incidente d’auto e la scoperta delle sue drammatiche conseguenze) è incentrato anche il bellissimo film danzato “The day”, di Josef Vlk (Repubblica Slovacca). Una delicata e al tempo stesso angosciante ricostruzione del dramma dei protagonisti lungo tutto l’arco di un giorno (non si capisce però perché sia in gara come erotismo d’autore). Nella sezione Biografie d’Artista sono stati proiettati “Ernst Scheidegger, photographer, publischer, painter, cinematographer“, sulla vita avventurosa e le amicizie celebri (Giacometti tra tutti) dell’istrionico fotografo svizzero, dalle alpi, all’Afghanistan agli atelier di Monmatre, e “The story of a lyrical line”, prodotto alquanto ingenuo (risente molto del melò stile Bollywood) sulla giovinezza dell’artista indiana Salma Arastu.

L’ultima parte delle proiezioni è iniziata alle ore 21 con “Thy kiss of divine nature- Perotin: a man of our times”, documentario sul rapporto tra l’artista ed alcuni aspetti della cultura medievale. Sono stati presentati poi due lavori della sezione Produzioni: “Parade d’amour – A tribute to Wynton Marsalis”, della Georgian State University of Thetre&Film e il visionario “Una receta roja para cocinar crustáceos (a red recipe to cook crustaceans)”, coloratissimo prodotto del Centro de Capacitación Cinematografica A. C (Messico).

Due diversi esempi di Videoarte sono stati portati sullo schermo da “Fur Girl”, dove prevale la rielaborazione al computer, e da “New York & Chewing gum”, divertente documentario su un performance ecologista: l’autore di origini turche Sinasi Gūnes viene ripreso mentre segna col gesso i chewing gum buttati su strade e marciapiedi di New York. Altre sensazioni quelle ispirate da “Articulation”, anche in questo caso la ripresa di una performance al limite dell’autolesionismo in cui l’artista Sabine Lalende prende a morsi e poi dispone per terra oltre 100 chili di argilla a formare un percorso di “parole di materia”.

Molto interessante il documentario del veneziano Daniele Frison “Sogni e Spettatori Conflitti e Dittatori. 50° Biennale di Venezia”, una raccolta di interviste dove i visitatori della Biennale sono chiamati a dire la loro su quanto esposto. Un occasione per riflettere su due domande che accompagnano ogni esposizione di arte contemporanea: “Il moderno dittatore del mercato dell’arte è l’artista o il pubblico?” e, soprattutto, “Quanti capiscono veramente il senso delle opere esposte e quanti invece vivono la Biennale come un luna – park?”
In chiusura il sottile erotismo di Joanna Woodward , che in “5 Men” esplora impietosamente e da distanza ravvicinata il corpo nudo dei suoi amanti, alla ricerca forse dell’essenza del loro essere o dei residui del desiderio appena consumato.