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"SHUN LI E IL POETA": INTERVISTA a GIUSEPPE BATTISTON E ROBERTO CITRANI due attori parlano del film e del Venetodi Diego Baratto Il 23 novembre, a Padova, in occasione della presentazione del film di Andrea Segre, Shun Li e il poeta, i due attori si raccontano a NonSoloCinema.com NSC: Cosa cerca Giuseppe Battiston, a questo punto della carriera, in nuovo progetto? Giuseppe Battiston: Ho abbracciato totalmente il progetto di Andrea (il regista) per la ricchezza e la bellezza di scrittura, che predilige la coralità di questi personaggi che ruotano attorno all’osteria di Shun Lin. Andrea ci ha chiesto di lavorare con attori non-professionisti, cosa per me interessantissima. E’ una piccola produzione ma con un soggetto carico di sensibilità. NSC: Di cosa ti sei servito per costruire il tuo personaggio? Giuseppe Battiston: Dell’osservazione della realtà, di quel microcosmo atipico che è Chioggia, che deve la sua vitalità ed indolenza alle matrici storicamente genovesi. Questa umanità abbandonata a sé stessa è densa di spunti. NSC: Ti stai specializzando in personaggi negativi? Giuseppe Battiston: E’ una direzione che mi piace prendere. Come dice Andrea, cercheremo di fare tutto il possibile per “rendermi più cattivo”, perché è questo il mio proposito: esplorare nuovi orizzonti. NSC: Quando hai parlato della violenza del tuo personaggio ho pensato all’ambiguità di quello interpretato per Mazzacurati ne La giusta distanza altro film che ha per tema la provincia, e il pregiudizio…. Giuseppe Battiston: Beh, non si possono considerare né cattivi o negativi fino in fondo. Sono quei giovani che dicono “pane al pane e vino al vino”, e se provocati reagiscono in modo violento, senza mediazioni, e appartengono a un livello culturale molto basso, al di sotto dell’uomo medio. NSC: Un soprannome come “l’avvocato” (personaggio di R. Citran) solitamente, sta a rappresentare una persona saccente, che sparla su tutto e tutti, innocente in apparenza, ma di fatto pericoloso… Roberto Citran: Certo. Mi rammarico però che questa cultura da bar stia attecchendo anche in altri ambiti, come la televisione. Se si prende un dibattito politico, ormai è impossibile seguire in modo lucido quel che viene detto perché ad averla vinta è quasi sempre la frase lapidaria, i toni arroganti. “L’avvocato” fa ridere per le sciocchezze che dice, ma esprime i pericoli dell’ignoranza, e la diffusione di questi modelli di comportamento mi inquieta molto. NSC: Insomma siamo dalle parti dei nuovi mostri….. Roberto Citran: Esattamente. Le persone come “l’avvocato”, sono spiazzanti per chi cerca di informarsi correttamente sulle cose del mondo. Non si sa mai cosa replicare a quelli come lui. NSC: Hai avuto un modello reale preso dal luogo delle riprese, per il tuo personaggio? Roberto Citran: Di solito cerco di farlo, ma in questo caso non ho trovato un modello vero e proprio. Ribadisco che “l’avvocato” è un tipo molto diffuso, che trovi ovunque. Purtroppo, in Veneto sta prendendo piede una cultura della “chiusura” piuttosto che di esaltazione della generosità e dell’apertura, virtù venete che tuttavia rimangono ma non hanno vita facile. Questa “chiusura” purtroppo viene scambiata per forza. NSC: In questo periodo si è parlato molto dell’identità veneta. Pensi che questo atteggiamento da te appena descritto, sia causato dallo stesso popolo veneto oppure anche da altre contingenze? Roberto Citran: Io amo la mia regione e la mia gente. Con i miei spettacoli ho cercato di diffondere i pensieri di Rigoni Stern, Parise, Pasolini, Meneghello. Da loro ho appreso la sensibilità e la capacità di vedere in profondità, le stesse cose che cerco di trasmettere al mio pubblico attraverso i loro testi. Cito appositamente questi maestri perché hanno girato il mondo, ed hanno saputo guardare la cultura veneta dall’esterno, senza radicarsi in un solo punto di vista. NSC: Dunque la scelta di questo film per te ha ragioni plurime, che vanno dall’identità veneta, al problema dell’integrazione? Roberto Citran: Certo. Tutto il film è recitato in dialetto, e quindi ci obbliga ad entrare nel profondo della storia veneta. Credo che l’intenzione della produzione sia di non doppiarlo, bensì di sottotitolarlo. NSC : Cosa rimpiangi del cinema di ieri? Roberto Citran: Rimpiango il livello culturale che avevano i registi, mentre di questi tempi vedo sempre più spesso un interesse ed una competenza prettamente tecnica. Andrea fa eccezione, perché dimostra di avere un patrimonio di valori e una capacità di coinvolgimento piuttosto rare oggigiorno. Io ho avuto la fortuna di lavorare con Rosi, Mazzacurati, Piccioni; personalità forti, che riuscivano a dare lezioni umane oltre che professionali. La conoscenza rimane e si incrementa nel tempo, mentre l’aspetto tecnico comunica freddezza.
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