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"SIZWE BANZI EST MORT" ALL’ARENA DEL SOLEPeter Brook porta in scena a Bologna il teatro delle townshipdi Vega Partesotti Da giovedì 27 novembre a domenica 30, nella Sala Grande dell’Arena del Sole, C.I.C.T./Théatre des Bouffes du Nord presenta "Sizwe Banzi est mort" di Athol Fugard, John Kani e Winston Ntshona, con la regia di Peter Brook
Con Sizwe Banzi est mort Peter Brook, maestro del teatro contemporaneo, riprende il filone “africano” della sua produzione artistica. Il testo, scritto a sei mani dal drammaturgo sudafricano Athol Fugard e da John Kani e Winston Ntshona, e reso in francese da Marie Hélène Estienne, appartiene alle township plays, un vero e proprio genere drammaturgico basato sulla vita quotidiana delle comunità nere urbane in Sudafrica. Creato a partire da esperienze reali, Sizwe Banzi è la storia di un uomo che si trova a fare i conti con l’ingiustizia della società e della burocrazia dell’apartheid, che per poter vivere e lavorare scambia la propria identità con quella di un morto. lo spettacolo si apre con un monologo di Styles, il protagonista, che narra dei giorni in cui lavorava presso una filiale della Ford, costretto ad accettare una situazione di continua sudditanza verso padroni bianchi e a inventarsi una rispettabilità di facciata per rimanere un uomo e riuscire a sfamare la propria famiglia. I suoi sogni di indipendenza lo conducono ad acquistare una bottega di fotografo presso la quale i clienti possano vedere i propri sogni realizzarsi per alcuni istanti. Presso il suo studio arriva un’umanità variegata, tra cui Robert che vuole farsi fotografare per inviare le foto alla moglie lontana. In realtà il suo vero nome non è Robert, ma Sizwe Banzi. Nel Sudafrica dell’epoca dell’apartheid, Sizwe Banzi fa parte dell’immensa massa dei poveri reietti. In tasca, quello che l’ipocrita burocrazia chiamava «lasciapassare», un documento discriminatorio che, se mai valido, avrebbe dovuto consentirgli di trovare un lavoro a New Brighton, township di Port Elisabeth. Perennemente a rischio di essere rispedito alla sua provincia natale, mentre una sera passeggia con il suo nuovo amico Buntu, il destino gli pone un cadavere sul cammino. Frugando nelle tasche del povero uomo, Sizwe scopre che si chiamava Robert Zwelinzima e che aveva tutti i documenti in regola... Con questa nuova identità, Banzi è obbligato a rapportarsi al significato più profondo della sua decisione – della scelta di un nuovo nome – della sua persona, della sua famiglia e della sua storia nonché portato alla consapevolezza del carattere irrevocabile della decisione stessa. La storia ci svela il ruolo del teatro in un contesto politico repressivo, con particolare attenzione ai temi dell’identità, dell’umanità, della verità e della sopravvivenza. Nato nelle strade, questo tipo di teatro si riappropria della vita attraverso la narrazione, caratterizzata da uno humor feroce e crudele che riflette le dolorose disavventure della vita quotidiana. Il teatro delle township rivela, prima di tutto, una necessità: testimoniare, attraverso le parole e le risa, le umiliazioni e le molestie perpetrate dai bianchi sui neri. «Un momento di vero teatro può esistere solo nel presente – afferma Peter Brook – e di fronte a persone che stanno a guardare. Questa relazione diretta con il pubblico è ciò che rende il teatro diverso da altre forme d’arte. Il teatro delle township sudafricane ne è l’esempio più prezioso. Nato dalla vita, nelle strade, in città diverse da qualsiasi altra, nelle township, ovvero nei ghetti dell’apartheid. È un teatro di natura molto speciale – ciò che era vero nel passato ci tocca molto ancora oggi. È un teatro immediato e il suo superbo senso del ridicolo ci mostra fin troppo chiaramente ciò che è stato, ciò che è, ciò che ci aspetta». C.I.C.T. / Théâtre des Bouffes du Nord Sizwe Banzi est mort di Athol Fugard, John Kani e Winston Ntshona adattamento in francese di Marie Hélène Estienne - regia Peter Brook - con Habib Dembélé, Pitcho Womba Konga
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