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"SPECIALE FESTIVAL DI SANTARCANGELO"Ripartire dalla piazza?di Vega Partesotti Inutile nasconderlo: il festival di Santarcangelo ha attraversato diversi problemi. Dopo una serie di edizioni difficili, caratterizzate da attriti incrociati tra la direzione, lo staff e le amministrazioni, il colpo finale è arrivato due mesi fa, con le dimissioni del direttore artistico Olivier Bouin.
In una tale situazione, è avvenuto però un fatto senza precedenti e che fa ben sperare per il futuro: per scongiurare l’annullamento del festival. Si è formato infatti una specie di “comitato di emergenza”, formato da Sandro Pascucci e Sonia Bettucci, che hanno assunto la gestione pro tempore, e da un gruppo di compagnie, per lo più emiliano-romagnole o comunque legate da anni alla manifestazione (è il caso dei toscani Kinkaleri). A esso si è affiancato, con il ruolo di osservatore partecipante, il gruppo di giovani critici AltreVelocità (www.altrevelocita.it) che ha pubblicato giornalmente un foglio di recensioni, interviste e riflessioni e curato una trasmissione radiofonica dal festival. E’ nato così PotereSenzaPotere, un progetto che, approfittando di questa situazione di passaggio, ha riflettuto sullo statuto dell’ “oggetto festival” e su quale possa essere il suo ruolo oggi, ma anche su questioni più generali, come l’annoso problema del rapporto tra arte e politica. Il nucleo di PotereSenzaPotere sono stati gli interventi di una serie di studiosi, direttori di festival, critici e artisti che, prima di ogni spettacolo hanno dato le proprie personali risposte a domande come: “Quale relazione deve cercare l’artista con il potere?” “Perché un festival ha un direttore?” “E’ importante la storia di un festival?”. Il progetto ha avuto il suo culmine domenica 13, quando tutte le compagnie e gli artisti aderenti si sono alternati nella piazza principale del paese con brevi interventi di varia natura, dal reading alla performance fino al concerto. Effettivamente si sente l’urgenza di mettere in discussione formule consolidate e ormai stantie. Sarebbe auspicabile che un simile approccio si trasferisca anche nelle stanze della politica, quando questa si deve occupare di cultura. Ma forse è chiedere davvero troppo. Passando al programma, fatte salve le coproduzioni e saltato ovviamente quello “esterofilo” dell’ex direttore Bouin, si è optato per una piattaforma nazionale in cui hanno trovato spazio le principali compagnie italiane di ricerca. Una prima conferma arriva da una giovane ma promettente compagnia, pathosformel: “La timidezza delle ossa”, già segnalazione speciale al Premio Scenario 2007, e il nuovo lavoro “Volta”, costituiscono due riflessioni autonome ma complementari sulla presenza del corpo in scena. Un corpo che si sottrae alla vista dello spettatore, o meglio non si dà mai a vedere nella sua interezza, occultato dietro a un telo/schermo su cui fa apparire impronte fugaci, oppure avvolto nel buio, da cui emerge confusamente grazie a una cera fosforescente di cui è in parte coperto. Nella lotta fra i due corpi in scena, pezzi di cera si staccano formando una piccola costellazione luminosa sul palco buio. Il Teatrino Clandestino ha presentato invece due lavori estremamente diversi fra loro, e non potrebbe essere altrimenti: l’Idealista Magico è infatti una rimessa in scena, con nuovi (e bravi) attori, di uno dei primi spettacoli della compagnia bolognese. Una gabbia a metà strada fra il laboratorio di uno scienziato e un salotto ottocentesco, illuminata solo da candelabri, contiene tre personaggi: un narratore che racconta la storia della scoperta dell’elettricità, e uno scienziato che, con l’aiuto di una misteriosa figura femminile, mette in pratica sotto i nostri occhi gli esperimenti descritti grazie a macchinari ricostruiti con cura filologica. Gli spettatori, esattamente come quelli di un tempo, si lasciano incantare dalle “magie” dell’elettricità statica e dall’abilità retorica del narratore. Ma al di là della lezione un po’ didattica, tra i tre personaggi si sviluppa una storia: si intuisce un triangolo amoroso che termina con un assassinio, mentre tra le pieghe del racconto si insinua una narrazione di secondo grado che evoca i risvolti filosofici delle scoperte scientifiche. Adotta un registro drammaturgico completamente diverso “Candide o Il bastardo”, tratto dal celebre romanzo di Voltaire, uno spettacolo spiazzante che rompe radicalmente con i precedenti lavori del Teatrino. Tre giovani e interessanti attori, tra cui spicca Mauro Milone, incarnano lo sguardo innocente di Candide, incapace di accettare che questo sia il “migliore dei mondi possibili”. Una scenografia fatta di cartone che viene letteralmente distrutta nel corso dello spettacolo rivelando una specie di grande Risiko, un’attorialità molto fisica e a tratti violenta, fanno di quest’opera un inno al passaggio dall’adolescenza alla giovinezza, sulle note rock suonate e cantate dal vivo dal regista Pietro Babina. Fanny e Alexander trascinano invece lo spettatore nella loro rilettura del Mago di Oz con “Kansas”, uno spettacolo che vede Chiara Lagani nel ruolo di tante Dorothy diverse, stralunate visitatrici di un museo/galleria di ritratti femminili. Un impianto scenico solo apparentemente semplice, in cui i rimandi ai precedenti spettacoli della compagnia si intersecano ad altri significati, fino a indurre alla vertigine, come quando i ritratti iniziano a ruotare vorticosamente all’arrivo del ciclone o quando dei lampi stroboscopici illuminano la scena a tratti. Il viaggio intertestuale nel romanzo di Baum (e nell’omonimo film di Fleming), prosegue con “Emerald City”, in cui un grandioso Marco Cavalcoli interpreta il Mago: una figura che è anche, curiosamente, una esplicita citazione dell’opera di Maurizio Cattelan Him. Cavalcoli sfogga infatti una pettinatura e dei baffetti alla Hitler, ed è inginocchiato per tutta la durata della performance. Come nel romanzo, agli spettatori vengono fatti indossare degli occhiali colorati: la città di smeraldo è il luogo delle illusioni, il Mago un dittatore/impostore a cui decine di voci affidano le proprie speranze, in una incomprensibile babele linguistica.
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