“Salto nel vuoto” di Marco Bellocchio

La verità dei sogni

Fratello e sorella, uniti da un rapporto di dipendenza reciproca, entrano in conflitto quando lei entra in depressione.

Un’atmosfera torrida, asfissiante, attraversa tutto il film: l’estate della città, fra porte blindate e chiuse a ripetizione da Mauro Ponticelli (Michel Piccoli), fratello di Marta (Anouk Aimée), e soliloqui di lei, in preda alla più nera depressione. Questo ritratto d’interni composto da un fratello e da una sorella con cui convive dalla fanciullezza, quando malato, lei gli faceva ingoiare le pillole per i suoi disturbi psichici, non attenua minimamente la drammaticità dei fatti.

Il film inizia con un “salto nel vuoto” dalla finestra di un a donna che viveva da sola, sfruttata da un certo Giovanni Sciabola (Michele Placido) che le lascia un messaggio in segreteria in cui le suggerisce di suicidarsi. Questo ragazzetto trapiantato a Roma dal Sud, senza educazione, non prova la minima compassione per la donna e si presenta da subito come lo specchio visibile di Mauro Ponticelli, magistrato della classe alta, incapace però di far fronte e di sopportare la crisi di mezza età della sorella Marta, che invece l’ha sempre curato.

Tante sono le indicazioni nel film del passaggio di lei dall’angoscia più totale: lei che getta i vestiti dalla finestra, che scaccia il figlio della cameriera da casa perché non sopporta il bambino, che si rinchiude in camera per lamentarsi col muro piangendo lacrime amare in tormentosa solitudine.

Il fratello non sa che fare ed allora l’affida alle cure del “ragazzetto” Placido”, nella speranza, poi divenuta esplicita, che la uccida per lui. Contro ogni previsione lei si riprende, comincia a uscire spesso, ad essere felice, finché una rapina a casa sua non le svela la vera natura della vicinanza di Giovanni, i soldi. La scena che segue, sottolineata dai toni inquietantemente floclorici di Piovani, ci mostra dei bambini in posa da grandi: si ubriacano con le boccette di liquore del magistrato nascosto nell’armadio a muro della casa ed atterrito dalla violenza di Giovanni, si travestono con i panni del magistrato, ballano. Infine tutto si placa e, come in un teatro, gli attori escono dalla scena per farvi rientrare i “veri” personaggi: Marta trova il fratello e lo abbraccia, consolandolo come una madre col suo bambino. Esattamente questi sono i rapporti che intercorrono fra lui e la sorella, che però a questo punto si è liberata: una gita domenicale al mare invitata dalla cameriera, a cui il fratello non sa come opporsi esplicitamente, espone il climax finale esposto dal sogno-realtà di lei. Svegliandosi in preda al panico ricorda di aver sognato il fratello tutto solo nella grande casa di città che ad un certo punto si avvicina alla finestra della camera di lei, inconsapevolmente attratto, e salta nel vuoto che gli ha lasciato la sua esistenza.

Soggetto: Marco Bellocchio
Sceneggiatura: Marco Bellocchio, Vincenzo Cerami, Piero Natoli
Interpreti: Michel Piccoli, Gisella Burinato, Michele Placido, Antonio Piovanelli, Paolo Ciampi, Anouk Aimee
Produzione: Silvio Clementelli per la Clesi e la MK2
Francia/Italia 1979
Durata: 108’
Musiche di Nicola Piovani