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Special Screenings "Sanguepazzo" di Marco Tullio GiordanaDalla storia di Osvaldo Valenti e Luisa Ferida al racconto cinematografico di Marco Tullio Giordanadi Fabrizia Centola Milano, qualche giorno dopo la liberazione. Un bambino e una ragazzina attraversano un paesaggio di distruzione e macerie. Sono sporchi, laceri e mal nutriti, in una Milano anno zero dal sapore neorealista. Poi tra cumuli di detriti trovano una scatola. Dentro, la pellicola di un film: un serpente di celluloide che si anima tra la polvere, è quel che resta del film incompiuto di Osvaldo Valenti.
Inizia così Sanguepazzo, di Marco Tullio Giordana, un nuovo episodio di una cinematografica storia del novecento, iniziata con Maledetti vi amerò e proseguita con Notti e nebbie, fino al più recente La meglio gioventù.
Sanguepazzo racconta la storia d’arte, e di coppia, di Osvaldo Valenti e Luisa Ferida: acclamati divini del cinema del Ventennio, intrappolati in ruoli di antagonisti, conducono una vita, per il perbenismo di allora, spregiudicata, affascinante e dissoluta. Cocainomani, bisessuali e artisticamente talentuosi, i due divi più chiacchierati al tempo dei telefoni bianchi recitano sullo schermo con efficacia e naturalezza; uniti nella vita da un complesso e passionale legame, sono ammirati e ben introdotti nel gotha del fascismo. Nel 43’ seguono Mussolini, aderendo alla Repubblica Sociale. Lasciano Roma e si trasferiscono a Venezia divenuta sede delle ambizioni cinematografiche della neonata repubblica. Osvaldo e Luisa sperano nell’occasione che dia una svolta alla loro carriera: finalmente da protagonisti. Ma il progetto, dopo qualche tentativo, abortisce e Valenti, probabilmente anche per la necessità di far fronte a un menage assai dispendioso, si arruola nella X Mas di Junio Valerio Borghese, con il compito di occuparsi di traffici di contrabbando e mercato nero. Il tempo dei set di Blasetti, Gallone e Mastrocinque è ormai lontano; Osvaldo Valenti e Luisa Ferida, a Milano, frequentano il quartier generale di Pietro Koch, aguzzino e torturatore di partigiani. Una frequentazione che, sommata alla loro risaputa spregiudicatezza, costerà cara alla coppia: fanno eco le voci di serate in cui Valenti partecipa alle torture, mentre Ferida danza discinta per eccitare i presenti, così come si dice che Pietro Koch rifornisca Valenti di morfina.
Per Marco Tullio Giordana, l’idea del film nasce a fine degli anni Settanta, con due compagni di viaggio che ora non ci sono più, gli sceneggiatori Leone Colonna e Enzo Ungari, ma il progetto non trova spazio nelle produzioni. Non è ancora il momento giusto per un soggetto che ha per protagonisti due attori del regime, giustiziati all’indomani della liberazione; una produzione costosa per un regista che sta muovendo i primi passi.
Il racconto cinematografico di Giordana é giocato su due piani temporali in cui sono messi a confronto, in alternanza, gli splendori e le miserie della parabola dei due divi, alternanza sottolineata anche dalla fotografia di Roberto Forza che attraversa il tempo avvicendando immagini fortemente contrastate, con colori pieni, a immagini in cui il colore si riduce e si raffredda, fino a scomparire. Luca Zingaretti e Monica Bellucci danno vita a due personaggi colpevoli e vittime, che attraversano e forse diventano inconsapevolmente emblemi di un drammatico periodo della nostra storia. Osvaldo e Luisa, divi alla ribalta, non sempre conformi al credo fascista, sono deboli e arroganti, infelici e smaniosi, alla continua ricerca di qualcosa che non trovano e sofferenti di un profondo malessere che cerca lenimento nelle droghe. Istrionico, gigione e malinconico Zingaretti, per interpretare Valenti, gioca su registri diversi e offre allo spettatore un personaggio sfaccettato, per nulla amabile, ma profondamente umano. Monica Bellucci è una Luisa Ferida poco maledetta, molto materna e un po’ statica: ama e si sacrifica per il suo uomo che, al di là delle apparenze, è tanto debole e ancora bambino. Una coppia pericolosamente passionale sulla carta, la cui passione, sullo schermo, si raffredda fino a scomparire. Efficaci le personalità negative come Paolo Bonanni, col suo incisivo d’oro, nella parte di Pietro Koch, e Giovanni Visentin che interpreta Sturla. un Leporello vestito di tragico. Alessio Boni è invece Golfredo, figura del tutto inventata; affascinante regista antifascista e omosessuale, antagonista di Valenti per l’amore che suscita in Luisa e forse omaggio indiretto a Visconti.
Preziosi cammei sono le apparizioni di Sonia Bergamasco, Marco Paolini e Luigi Lo Cascio che arricchiscono il racconto con intense, sebbene brevi, interpretazioni.
Titolo originale: Sangue pazzo Nazione: Italia Anno: 2008 Genere: Drammatico Durata: 150’ Regia: Marco Tullio Giordana Sito ufficiale: www.sanguepazzo.it Cast: Monica Bellucci, Luca Zingaretti, Alessio Boni, Maurizio Donadoni, Giovanni Visentin, Luigi Diberti, Paolo Bonanni, Mattia Sbragia, Alessandro Di Natale, Tresy Taddei Produzione: BiBiFilm, Paradis Films, Orly Films Distribuzione: 01 Distribution Data di uscita: Cannes 2008 23 Maggio 2008 (cinema)
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