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"Se niente importa" di Jonathan Safran FoerIl piacere giustifica i mezzi?di Elisa De Marchi Da dove viene la carne che finisce sui nostri piatti? Com’è prodotta? Quali effetti ha mangiare animali sul piano economico, sociale e ambientale? A questi quesiti cerca di rispondere Safran Foer nel suo ultimo libro, un’indagine attenta e oggettiva sui moderni allevamenti industriali, che demolisce un pezzo dopo l’altro l’impero della carne.
Perché mangiamo gli animali? Una domanda che quasi tutti ci siamo posti prima o poi, scegliendo ogni volta di non darci una risposta, di dimenticare. All’età di nove anni, l’autore si è posto il problema per la prima volta, davanti alla sua baby-sitter che non mangiava pollo. Dopo un breve periodo da vegetariano, ha preferito come noi non indagare oltre, rimuovere la questione. Ma, con la nascita del figlio, Safran Foer decide di non rimandare oltre; vuole capire quale sia l’alimentazione più adatta al bambino, com’è prodotto l’hamburger che gli servirà nel piatto: “nutrire mio figlio non è come nutrire me stesso: è più importante”. Parte da qui l’inchiesta di un onnivoro, che nel corso della sua ricerca sceglierà di non essere più tale, trasformando questo libro nel racconto di una scelta di vita. L’indagine è condotta su fonti ragguardevoli, di sicura obiettività, ma anche sul campo: l’autore visita mattatoi e allevamenti, intervista gli “addetti ai lavori”, penetra negli stabilimenti più inaccessibili nel cuore della notte, sfidando leggi e buonsenso. Safran Foer rompe il segreto professionale degli allevamenti industriali e ci mostra come funzionano, senza retorica né pregiudizi: gli animali, modificati geneticamente e imbottiti di medicinali, conducono un’esistenza indegna in spazi sporchi e ridottissimi; vengono squartati con sadismo, spesso mentre sono ancora coscienti. Le scene, descritte dagli operatori del settore, sono spaventose e moralmente inaccettabili. La carne che arriva nei nostri piatti è quindi malata, infetta e realizzata con metodi disumani che favoriscono, tra l’altro, lo sviluppo di pandemie (l’influenza aviaria, per esempio, o quella suina). La sua produzione comporta una quantità inimmaginabile di dolore e sofferenza, di violenza e ferocia ingiustificata. Non si tratta di casi isolati: per il 99% degli allevamenti questa è la prassi comune. Quanta sofferenza possiamo accettare per giustificare la bistecca nel nostro piatto? La testimonianza di Safran Foer apre un dibattito potenzialmente senza fine; non si propone come manifesto del vegetarismo, ma può aiutarci a compiere scelte più consapevoli. Per gli onnivori, la retorica dei vegetariani può suonare irritante; ma questo libro ha cambiato l’opinione di molti di loro, grazie ai suoi dati oggettivi e alla sua razionalità. Chiuso il libro, il modo di considerare e mangiare la carne cambia inevitabilmente; la decisione finale è –naturalmente- personale. Ma dobbiamo riconoscere che la nostra alimentazione comporta delle scelte, talvolta difficili, e che tali scelte hanno delle conseguenze importanti sulla società che ci circonda. Il cibo non è solo cibo, è “terrore, dignità, gratitudine, vendetta, gioia, umiliazione, storia e, ovviamente, amore”. Jonathan Safran Foer, Se niente importa. Perché mangiamo gli animali?, Guanda, 2010, pp. 363, euro 18,00.
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