“Sogno di una notte di mezza estate” da William Shakespeare

Solitamente, la rivisitazione di spettacoli classici in chiave moderna permette al pubblico un approcio altrimenti faticoso, a causa della distanza dal testo. Ma capita a volte, che il tentativo fallisca e il risultato sia uno spettacolo non all’altezza, a tratti piatto e spogliato della magia propria dell’originale, come è capitato con questa nuova versione del Sogno di una notte di mezza estate.

La regia di Gioele Dix vede Maria di Biase e Corrado Nuzzo nei panni delle due coppie Ippolita- Teseo e Titania-Oberon. La prima coppia, alquanto bizzarra, è composta da una donna di grande familiarità con l’alcol, con in testa un copricapo a forma di cavallo, promessa sposa ad un uomo succube del suo volere e dei suoi capricci. I due stanno organizzando il proprio matrimonio – la cui location sarà tappezata da bar, coerentemente alle “inclinazioni” di Ippolita – in un locale underground gestito da Oberon, marito della regina delle fate Titania, con la quale sta litigando a causa di un ragazzino al servizio della donna che lui vuole per sé. Assunta dai due novelli sposi, c’è poi una compagnia di giovani attori che deve preparare, per il giorno delle nozze, lo spettacolo “Piramo e Tisbe”. Ma le varie storie, in partenza distinte, si intrecciano nel corso della storia, tra errori di calcolo, relazioni segrete e fughe romantiche.

Gli attori – oltre ai già nominati Nuzzo e Di Biase, Katia Follesa nel ruolo di Ermia, Marta Zoboli come Elena, Alessandro Betti come Demetrio, Maurizio Lastrico come Lisandro e Marco Silvestri come Bottom – calcano le scene di Zelig e simili chi da più, chi da meno anni, ma nonostante l’esperienza non sono forse i più adatti a mettere in scena Shakespeare: ognuno è calato fin troppo nel personaggio che ha sempre interpretato e le loro battute e i dialoghi da sketch comici cozzano con l’originalità e la freschezza dell’opera shakespeariana.
L’ambientazione è un contesto post-industriale non ben definito,- un locale di nome Dream, in riferimento al titolo dello spettacolo- ma con qualche lontano richiamo all’ambiente fatato originale, ad esempio la grotta circondata da piante. Anche i ruoli dei personaggi sono trasposti – lo spiritello Puck, ad esempio, è un garzone di Oberon -, ma quello che più salta all’occhio è la differenza dei costumi tra loro, a metà tra vecchio e nuovo, privi di una matrice comune e staccati dal contesto, che rendono decisamente difficile l’individuazione di un luogo e un tempo ben definiti.

Piacevolissima sorpresa la scelta di Petra Magoni nel ruolo di Puck: accompagnata dal contrabbasso di Ferruccio Spinetti, suo socio nel duo Musica Nuda, la cantante italiana restituisce allo spettacolo magia e vivacità grazie alla sua grande energia nell’interpretazione di quella che è una figura fondamentale nella vicenda, ma soprattutto alla sua voce leggiadra e alla sua estensione fuori dal comune, con le quali rivisita o semplicemente accenna brani di ogni genere, o intona motivetti che fanno da sottofondo alle varie situazioni. La Magoni incarna perfettamente lo spiritello dispettoso che canticchiando salta leggero da una parte all’altra del palcoscenico e con un filtro muove gli innamorati secondo i piani di Oberon.

Teatro Stabile di Verona e Bananas s.r.l. presentano

“Sogno di una notte di mezza estate”
di William Shakespeare
traduzione e adattamento Gioele Dix e Nicola Fano
regia
Gioele Dix