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Spike Lee a Milano per presentare "Miracolo a Sant’Anna"A lezione di cinemadi Letizia Geron Milano – Nel giorno dell’uscita in sala del suo ultimo film Miracolo a Sant’Anna, Spike Lee ha incontrato stampa e pubblico al cinema Anteo.
Il mediatore del dibattito Maurizio Porro ha introdotto il film partendo dalla polemica uscita in settimana sui giornali riguardo al ruolo della resistenza partigiana, ritratta secondo alcuni (Giorgio Bocca in prima linea) con uno sguardo falsificatore che disonora l’operato delle forze di liberazione nazionale, critiche smorzate dalle parole del Presidente della Repubblica Napolitano che ha ribadito l’efficacia del film di Lee nel ritrarre l’impegno e l’operato dei partigiani durante la Seconda Guerra Mondiale. Tornando sull’argomento il regista ha sottolineato quanto la polemica sia la dimostrazione che nel nostro paese la ferita della Seconda Guerra Mondiale non sia ancora stata sanata. Spike Lee ha poi proseguito il discorso spiegando quanto il suo film sia lontano da quelle immagini gonfie di patriottismo che per tanto tempo sono state proposte dalla cinematografia hollywoodiana. Ne è un esempio lo spezzone di Il giorno più lungo con John Wayne inserito all’inizio di Miracolo a Sant’Anna. E se c’è un motivo per cui la cinematografia degli Studios non si è risparmiata di fare propaganda dietro il filone dei film di guerra sulla Seconda Guerra Mondiale (a differenza dei film di denuncia sulla guerra in Vietnam), secondo il regista il motivo si deve al fatto che quella guerra è stata l’ultima che gli Stati Uniti d’America hanno fatto bene a combattere. Rispetto alla grande importanza data alla tematica spirituale e per certi versi (come l’ha definita Porro) paranormale, il regista ha affermato che nel film si possono contare diciotto miracoli, molto spesso legati alla figura del piccolo Angelo, che è strettamene legata ai bambini ritratti dai film neorealisti di De Sica e Rossellini anche se con un piglio sicuramente diverso visto che l’autore del libro nonché sceneggiatore del film James McBride non conosceva il cinema italiano del dopoguerra. Molti gli apprezzamenti dal pubblico ma anche qualche critica, soprattutto a livello di estetica. A queste provocazioni Spike Lee ha risposto che il suo modo di lavorare e il suo approccio al progetto dipendono quasi esclusivamente dal soggetto, ed è la storia a indicargli se è giusto o meno fare un film, non l’ambientazione. Quindi tutte le critiche rispetto alla differenze estetiche di Miracolo a Sant’Anna rispetto ai film precedenti (prevalentemente ambientati nel ghetto “nero” newyorkese) sono da considerarsi inutili. Invece, ragionando lui stesso sui suoi lavori precedenti è riuscito a individuare un filo comune che si può ricondurre all’interesse rispetto alle decisioni che i personaggi prendono e nelle implicazioni che queste hanno nel corso della storia. Nell’ultimo intervento si è concentrato sul rapporto tra cinema e storia e ha ribadito quanto sia fondamentale la responsabilità del regista nel scegliere il punto di vista all’interno della storia che va a raccontare. La differenza tra Miracolo a Sant’Anna e molti altri film che si basano su vicende storiche, secondo Lee consiste nel fatto che questa è un’opera di finzione che si basa su un fatto realmente accaduto mentre molto spesso i film illudono di mostrare la realtà. Nella foto Spike Lee alla 63. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica Foto a cura di Romina Greggio Copyright © NonSoloCinema.com - Romina Greggio
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