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"Storie di Ordinaria Follia di Charles Bukowski"Toccare il fondo della bottigliadi Francesca Neri Perdersi in un bicchiere di wisky, assaporando lo stato di ebbrezza dionisiaca. Fare mille lavoretti di un giorno, perderli e godere ogni istante di nullafacenza. Abbandonarsi tra le braccia delle donne, gustando il piacere della sessualità.
La degradazione è un rituale che si eleva a letteratura e a tratti a estasiante poesia nelle parole di Bukowski. Il Bukowski scrittore che scrive di se stesso e si trasforma in personaggio. Il Bukowski barbone, ubriacone, rissoso, violento, antifemminista. Il Bukowski istruito che conosce e ama la letteratura e che scrive di notte, ascoltando musica classica. Le sue storie di ordinaria degradazione diventano fertile terreno di fantastiche avventure. Sono le follie quotidiane che il narratore descrive e di cui si rende protagonista. Sono storie e situazioni da lui realmente vissute e fantasiosamente trasformate. Il principale elemento di trasformazione è l’ironia, usata come strumento per ribaltare le situazioni. L’ironia infatti cambia il senso del racconto, aiutando il lettore ad accettare le situazioni violente e immorali che vengono descritte. L’autore è talmente autoironico che gli si perdonano anche le peggiori bassezze. L’effetto che si prova leggendo i suoi racconti è un senso di sorpresa e di audace imbarazzo, a volte anche di scandalo. Ma si tratta di quello scandalo suadente che ha il fascino del proibito, che disgusta ma al contempo incanta. Sono storie di ordinaria perdizione in cui si perde anche la ragione. Nelle situazioni di degrado sbucano talvolta alcune perle di saggezza, finite alla deriva: ricordano per questo aspetto alcune storie zen, in cui un saggio si camuffava e si nascondeva nei bassifondi, e il discepolo ignaro lo ignorava perché non riusciva a riconoscerlo. Solo che qui il vecchio saggio si scola un bicchiere di troppo e se ne compiace pure. Perché Bukowski non ha bisogno di dimostrare a nessuno di essere, oltre ad un ubriacone, anche un bravo scrittore: lui lo sa già di avere talento e anzi, scrive proprio di quello che fa. Senza gli sfondi di abituale degradazione, senza l’alcolismo, il sesso e il turpiloquio, i suoi racconti non sarebbero così provocatori, provocanti e divertenti. L’alcol anzi diventa un ottimo elemento per descrivere situazioni confuse, che mano a mano sfociano in deliri: i deliri di un vecchio alcolizzato, che con la stessa facilità mescola la birra con il vino, la saggezza con l’ immoralità, il maschilismo col romanticismo, lo squallore con il meraviglioso. Charles Bukowski, Storie di Ordinaria Follia, , Feltrinelli, Milano, 2005, 344 pagine, € 8.00
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