VEDI ANCHE |
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
“TAVOLINO”. Il lavoro sul ruoloIl seminario di recitazione si terrà a Milano dal 27 giugno al 9 luglio 2011 presso l’associazione "Il Trebbo"Comunicato stampa pubblicato martedì 31 maggio 2011 Dal 27 giugno al 9 luglio 2011 - A Milano in via De Amicis 17 L’Associazione Culturale Il TREBBO Ospita il seminario di recitazione “TAVOLINO”. Il lavoro sul ruolo condotto da Karina Arutyunyan Stage: Il lavoro del laboratorio si focalizza su una delle tappe più importanti nel processo della creazione dello spettacolo in generale e del ruolo in particolare: le prove “a tavolino”. Attraverso il lavoro teorico, analitico e pratico su Il Gabbiano di Cechov, si esploreranno le tappe fondamentali di questo percorso. L’obiettivo del workshop è fornire strumenti ed elementi indispensabili che permetteranno ai partecipanti di sperimentare la complessità e l’utilità di questo processo, di metterlo in pratica e di farlo evolvere autonomamente. “Ricordate la smania o, meglio dire, la mania di Alice di penetrare nel giardino magico ad ogni costo? Che cosa non ha fatto la carroliana signorina per entrarci! Si è allungata, si è accorciata, come si direbbe oggi “ha cambiato tante volte la propria identità”. Ogni testo drammaturgico è solo un cancello. Aprendolo, si accede in un giardino magico: una dimensione diversa dalla nostra. Per entrarci bisogna avere le chiavi. Le chiavi sono divise in due mazzi: l’analisi e il gioco. Il possesso di due mazzi permette all’attore e al materiale un avvicinamento reciproco, una progressiva entrata in dialogo, in confidenza, in intimità, in risonanza . Solo quando l’avvicinamento è al massimo avviene la fusione fra due mondi, fra due personalità, fra due identità: quella dell’attore e quella del personaggio. E’ un processo che indubbiamente richiede pazienza, assiduità, sforzo; a volte è doloroso (rileggi le vicende di Alice in una chiave realistica!). Ma, paradossalmente, evita forzature su noi stessi, e le imposizioni e sovrastrutture che spesso e volentieri facciamo sul personaggio. Qualsiasi tipo di violenza- su noi stessi o sul materiale- incontra resistenze, proteste, chiusure, genera formalità, falsità, indifferenza. E’ una strada pericolosa: col tempo l’attore si riduce a un mestierante ( il lavoro dell’attore si riduce a fare il mestierante). Invece gli strumenti di conoscenza (i due mazzi di chiavi) trasformano il personaggio e l’attore in due partner che si guidano e si aiutano a vicenda per conoscere e sprigionare le risorse reciproche. La spontaneità, l’organicità e la naturalezza diventano consapevoli e strutturate, non casuali e informi. La creatività si trasforma da concetto astratto in atto concreto. E allora si crea la possibilità col tempo di elevare il mestiere all’Arte. Dato che la passeggiata è comunque vicina al giardino magico, tanto vale entrarci. A volte ho osservato come le cosiddette prove a tavolino si riducano a un addestramento delle intonazioni oppure a chiacchiere astratte e generiche, a un “ passatempo”. Nel primo caso è mortificante. Nel secondo è inutile e dannoso. In entrambi i casi è controproducente: l’attore, alzandosi definitivamente in piedi, anziché avere chiarezza e comprensione è ancora più confuso ed impaurito di prima. Aggredisce o si arrende con la classica domanda “ cosa devo fare?” Il periodo a tavolino serve per dare l’ossatura alla parte. Per avere una visione complessa e completa. Penso che “il tavolino” sia un momento felice e responsabile nel processo di creazione dello spettacolo e del ruolo. Felice perché è l’ inizio di un avvincente viaggio verso la scoperta e la conoscenza di un mondo nuovo. Responsabile perché è proprio dalla giusta o sbagliata partenza che dipende la sua buona o cattiva sorte.“ Il tavolino” può cominciare molto prima delle prove effettive e continuare per tutto il periodo della vita dello spettacolo, perché diventa il modo e il metodo. Karina Arutyunyan” Argomenti trattati durante lo stage: • Indagini: l’osservazione del testo, imparare a leggerlo, ascoltarlo, vederlo • La pluridimensionalità dell’ analisi ( logica, tematica, drammaturgica, filosofica,); • L’analisi attiva: il metodo degli études-“leggere il testo con i piedi”; • La struttura drammaturgica, psicologica e ludica; • Le leggi della composizione; • La partitura psicofisica del ruolo; il “ cardiogramma” del ruolo; • La prospettiva del ruolo; • L’arte della sintesi; • La scienza delle domande e delle risposte; • Il dialogo con la parte: il magico SE; io e la parte; “conduttore e condotto”: l’attore è un bambino, la parte è un adulto: alternativo e progressivo scambio dei ruoli; partire da se stessi inteso come allontanarsi da se stessi; • Il contenuto e la forma:il principio di Rodin; il processo reciprocamente complementare nello “scoprire e scolpire” • L’idea dell’ autore e l’idea dell’attore: fedeltà e libertà; • la soluzione del personaggio: dalla vita quotidiana alla vita spirituale. Promemoria: La Scuola del Realismo Psicologico ha sempre considerato l’ attore come un degno e paritario interlocutore del drammaturgo e del regista, un completo co-autore nella creazione di uno spettacolo. La scuola teatrale russa ha sempre cercato di trasmettergli nel miglior modo possibile gli strumenti indispensabili per portarlo verso questa autonomia e completezza professionale. Alcuni punti fondamentali su cui si concentra il Sistema sono: imparare a pensare per azioni; strutturare drammaturgicamente il flusso creativo; unire l’istinto e la scienza nella costruzione e conduzione del ruolo; trasformare la verità quotidiana nella verità artistica; trovare la propria organicità, credibilità ed espressività in un’esistenza scenica ininterrotta; conoscere a fondo il proprio apparato psicofisico, i suoi difetti, blocchi e limiti e saperli gestire e usare a proprio favore. Il seminario è aperto a un minimo di 10 partecipanti (4 donne e 6 uomini) e un massimo di 20 partecipanti. La durata è di 72 ore complessive ( 13 giorni di lavoro per 6 ore al giorno con un giorno di riposo). Il seminario è rivolto a giovani attori professionisti con una minima esperienza. Le domande di partecipazione dovranno essere accompagnate da un cv e una lettera di motivazione. La selezione avviene in base al curriculum. Ai partecipanti verrà segnalata la traduzione e l’edizione del testo. E’ richiesta buona conoscenza della pièce. Il costo del seminario è di 250 euro. Per i primi cinque iscritti (che verranno selezionati in base a curriculum e lettera di motivazione tenendo fede all’ordine d’arrivo delle domande) il prezzo del seminario è di 200 euro. Inviare le domande di partecipazione entro e non oltre il 20 giugno, all’indirizzo mail: seminariokarina@yahoo.itse Per info: 338 4381762 Karina Arutyunyan, attrice, regista, insegnante, musicista di formazione russa. Diplomata in musicologia, composizione e pianoforte presso la Scuola Speciale Musicale di Tashkent (Uzbekistan) e laureata in Arte Drammatica come attrice teatrale e di cinema presso l’Istituto Statale dell’Arte e dell’Teatro (Uzbekistan; Laboratorio di Mark Weil,), specializzandosi poi come regista di teatro di prosa e teatro musicale. Ancora durante gli anni di studio entra nella troupe principale del Teatro Ilkhome (Tashkent), la prima compagnia teatrale indipendente nell’Unione Sovietica, di cui fa parte per dieci anni. Durante questi anni interpreta vari ruoli fra cui Giulietta in Romeo e Giulietta di Shackspeare, Sposa ne Le nozze dei piccolo borghesi di Brecht, Zemruda ne I pitocchi fortunati di C.Gozzi, Toibele nel Toibele e il suo demone di I.B. Zinger, Salomè in Salomè di O. Wilde. Debutta come regista con un testo contemporaneo Gisel di O.Mikhailova e L’Avventura di M. Cvetaeva. Fonda presso il teatro, assieme agli altri colleghi, la Scuola d’Arte Drammatica, dove insegna recitazione per cinque anni. Vincitrice di numerosi premi teatrli fra cui “ La parola e il gesto” e “ Prova d’attore” in Italia. Ha lavorato per il cinema e la televisione, partecipando tra gli altri, al cortometraggio Deadline, di Massimo Coglitore, come protagonista, a Sguardo da uomo, di Federico Rizzo, a Caccia segreta di Massimo Spano ( RAI1). Nel teatro di prosa in Italia ha collaborato in qualità di assistente alla regia, co-regista e regista alle regie di Amleto (Teatro Due di Parma), Marat/Sade e Antigone ( Teatro Stabile di Torino, Teatro Stabile di Roma, Teatro Due), Dedica a Lorenzo Da Ponte nel giorno del compleanno di Mozart ( Teatro Due di Parma) e nel teatro musicale a quelle di Don Carlo di Verdi (San Carlo di Napoli), Il Console di Menotti ( Teatro Regio di Torino), Faust-cantata di A. Schnittke (Auditorium Verdi di Milano), Boris Godunov( Teatro Regio di Torino) Dal 2003 è titolare del corso Fondamenti del Teatro, presso lo IUAV ( L’Università dell’ Architettura di Venezia, Facoltà di Design e Arti Visive, Corso di Laurea in Arti Visive e dello Spettacolo), è docente di recitazione all’Accademia dei Filodrammatici di Milano, è tutore didattico e coordinatrice artistica del progetto Laboratorio Musicale: l’ Opera Barocca ( IUAV, Gran teatro La Fenice, Teatro Due e l’Orchestra Europa Galante); ha tenuto i numerosi work-shop, fra gli altri presso l’Accademia Teatrale Veneta e per il corso di specialistica per i giovani attori L’attore europe fra la danza, musica e teatro presso il Teatro Due seminariokarina@yahoo.itse Per info: 338 4381762
|
|
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Applicazione SPIP | Web design HCE s.r.l. |
Registrazione al Tribunale di Venezia n.1491 del 24-09-2004 | Disclaimer | 2012 Creative Commons |





