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TELEMACO SIGNORINI E LA PITTURA IN EUROPAIn mostra a Palazzo Zabarella a Padovadi Giacomo Botteri La nuova stagione espositiva di Palazzo Zabarella a Padova, si apre con la mostra “ Telemaco Signorini (1835-1901) e la pittura in Europa” visitabile fino al 10 gennaio.
Un gruppo di opere fra le più significative del pittore toscano, esponente di spicco del movimento dei macchiaioli, viene messo accanto ad altrettanto significativi esempi della contemporanea pittura europea , in un confronto mai definitivamente risolto, sui rapporti fra impressionismo e macchiaiolismo. La macchia, intesa come nuova sensibilità percettiva, accordo di luci e di chiaroscuri e nuovo modo di dipingere, nasce verso la metà degli anni cinquanta del secolo scorso nel circolo dei pittori riuniti nel caffè Michelangelo di Firenze. Nonostante la sua nascita sia antecedente quindi al movimento francese, tuttavia ben presto attraverso i viaggi nella capitale francese di molti esponenti macchiaioli, la loro frequentazione di artisti stranieri a Firenze, innegabili sono gli influssi della pittura en plein air sul gruppo fiorentino. La mostra padovana, mettendo a confronto Signorini Decamps, Tissot, Corot e De Nittis oltre a Boldini, prosegue però quella rivalutazione del movimento italiano troppo a lungo considerato l’ala provinciale e povera del vero movimento rivoluzionario, quello francese, relegando il primo in un provincialismo ingiusto e riduttivo. Telemaco , anche teorico della macchia, oltre che uno dei principali esponenti e, all’occorrenza suo caustico critico, è una mente vivace, di una impareggiabile intelligenza critica, fine letterato, ardente sostenitore dell’idea dell’unità nazionale, irrobustita dai dibattiti e incontri di artisti liberali al caffè Michelangelo di Firenze. Si presenta volontario artigliere alla campagna militare del ’59 e in seguito dipinge Il cimitero di Solferino a ricordo di quella esperienza. La sua inesauribile curiosità intellettuale lo spinsero a viaggi continui in Inghilterra ( dove restò fortemente colpito dall’opera di Tissot e Alfred Stevens). Dopo il secondo viaggio a Parigi (1873) infatti la sua pittura si arricchisce di una pennellata più vivace con sapiente dosaggio di luce nel commentare gli interni di una vita mondana( vedi le tele “Non potendo aspettare” e “Aspettando”) dovuto appunto all’influenza sia di Tissot – maestro nell’evocare con garbo e ironia i riti della società vittoriana (vedi la tela “Lasciando il confessionale”) sia dell’olandese Steven, specialista di momenti di pause familiari in case signorili soffusi di poesia fiamminga. La lezione appresa da Degas gli evita di cadere nel bozzettismo provinciale verso il quale inclina il macchiaiolismo nella sua fase discendente. Si riconobbe nella sete di giustizia sociale, di libertà politica, nell’aspirazione alla liberazione dallo sfruttamento che animarono la dottrina di Proudhon e lo portarono a volgere la sua attenzione e il suo pennello agli emarginati, con esiti straordinari come ne “ L’Alzaia”, logo della mostra padovana e ne la Sala delle agitate al San Bonifazio di Firenze che suscitò l’ammirazione di Degas. Poliedrico nello sviluppo dei suoi numerosi talenti, lo fu anche nelle frequentazioni che fecero di lui, oltre ad un partecipe sostenitore della causa degli umili, uno snob raffinato impossibilitato a spingere il suo impegno sociale fino a condividere la famosa formula “ La proprietà è un furto” del socialista libertario francese: il suo costante successo di committenze gli aveva assicurato un brillante tenore di vita che non intendeva mettere in discussione. Le opere esposte a palazzo Zabarella sono oltre un centinaio frutto di prestiti internazionali che consentono confronti vis a vis con quelli di altri grandi maestri della pittura europea del momento da Degas a Tissot, Decamps, Troyon, Corot, Courbet, Rousseau, Alfred StevenS, in un’assonanza di temi e di confronti capace di dimostrare come gli influssi, le ascendenze i rimandi fra macchiaioli e impressionisti non furono a senso unico ma reciproci, in un intreccio fecondo di straordinari capolavori. Da sottolineare la presenza di opere dell’ultimo periodo quali Ponte di Vigo a Chioggia (1898) Toilette del mattino (1898), Bagno penale (1894), in cui le contrapposizioni e violenze coloristiche, assieme alla luminosità, si attenuano inserendo nelle tele la misteriosa morbidezza della nebiolina che avvolge le figure dissolvendone le forme. Siamo già alle porte del crepuscolarismo di cui Signorini è antesignano. Palazzo Zabarella Mostra: 19 settembre 2009- 31 gennaio 2010 Ore 9.30-19.30 Chiuso il martedì non festivo Per info: tel. 049.8753100 Per prenotazioni: Tel. 199.199.100
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