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"TERRA DI MEZZO" di Matteo GarroneUn viaggio in un mondo che c’èdi Silvia Vincis Da un giro in moto alla “Nanni Moretti” nell’hinterland della capitale e dall’incontro con alcune prostitute nigeriane, placidamente distese sulle poltrone, nasce l’opera prima di Matteo Garrone.
Un film che guarda la realtà attraverso se stessa.
In una mattina di sole Matteo Garrone decide di alzarsi presto e si dirige nella brulla campagna romana, in sella alla sua moto. Scopre così una parte della capitale sommersa, sconosciuta ai più. Si perde, incontra alcune prostitute nigeriane, dipinte come in un quadro che ha per sfondo l’ammasso di rifiuti di una discarica abusiva. Da questa esperienza esce Terra di Mezzo: una pellicola costruita su tre episodi che inseguono, a volte in soggettiva altre con uno sguardo staccato che spia da lontano, la giornata tipo degli extracomunitari di oggi nella metropoli romana.. Uno sguardo senza filtri che Garrone mette in scena partendo da una panoramica a grandangolo sul paesaggio (le discariche abusive, la realtà comune agli immigrati e sotto gli occhi di tutti) per arrivare poi al primo piano dei personaggi (storie personali non generali): una regia che segue un importante filo conduttore: l’attesa. Nel primo episodio, tre (vere) prostitute nigeriane passano la giornata in attesa dei clienti: per di più anziani che continuano a contrattare il prezzo per un ora di piacere. Un tempo dilatato, che non si può misurare con l’orologio perché non ci sono i soldi per comprarlo: come nel secondo episodio, in cui alcuni minorenni albanesi aspettano un lavoro in nero sottopagato, appollaiati su un guardrail in periferia. Anche l’egiziano che lavora al self-service, protagonista del terzo episodio, non fa che attendere. Ogni sera torna distrutto e appena posa la testa sul cuscino della sua camera d’albergo, s’addormenta. Ma forse lui, che parla bene l’italiano e conosce la città, spera di poter fare un salto di qualità, prima o poi. Garrone regala allo spettatore tre scorci sulla realtà degli stranieri nella capitale: tra rassegnazione e sogni di riscatto, atmosfere naif (l’anziano cliente che si sfoga con la sua amica prostituta) e sincerità asettica (l’egiziano che dorme su un letto, come se fosse la sua bara).
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