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THE BEAT GOES ON di Giulio CasaleThe beat doesn’t go ondi Enrico Silvano Giulio Casale con i suoi spettacoli intende far rivivere le emozioni e gli ideali degli anni Sessanta e Settanta. È la musica, il mezzo attraverso cui quella generazione con più forza era riuscita a diffondere i propri valori, lo strumento con il quale il performer prova a far respirare nuovamente quelle atmosfere.
Gli artisti a cui fa riferimento sono quelli più popolari: Dylan, Bob Marley, De André, Tenco, Brel, e Gaber, di cui a tratti sembra tentare di emulare lo stile. Nello spettacolo The beat goes on Gulio Casale esegue, accompagnato da una chitarra e con un ottimo timbro vocale, una (piuttosto prevedibile) compilation di brani che hanno la libertà quale tema comune, sicuramente uno dei leitmotiv di quegli anni di protesta. Le canzoni vengono legate ai versi degli autori della beat generation tra i primi ispiratori di quel sovvertimento di valori che musicisti e cantautori renderanno proprio. Un modo per nobilitare la performance, elevarla ad una forma di teatro-canzone, e non limitarla ad una semplice riproposizione di brani fin troppo conosciuti. The beat goes on rende omaggio anche a Fernanda Pivano, il vettore attraverso cui la nuova cultura proveniente dagli Stati Uniti ha potuto sbarcare anche in Italia. Lo spettacolo a cui abbiamo assistito non ha potuto svolgersi integralmente; è stato infatti messo in scena sul ponte di un barcone che durante lo spettacolo ha attraversato la laguna veneta, rendendo di sicuro più suggestivo lo scenario, ma allo stesso tempo non permettendo che la performance si potesse svolgere nella sua completezza. La peculiarità della location ha sicuramente condizionato il nostro giudizio. Questa ad ogni modo è la situazione paradossale a cui abbiamo sentito di aver preso parte: un uomo di quarant’anni propone una serie di canzoni che raccontano di speranze e rabbia, orgoglio e saldi ideali. Il pubblico che la ascolta è composto per la maggior parte proprio da quelle persone che hanno vissuto quel tempo di grandi idealismi in prima persona. Ma né il performer né il pubblico riescono a concepire lo spettacolo in chiave attualizzante, se si esclude qualche sterile considerazione ironica sulla odierna situazione politica italiana, non altro che un’ulteriore dimostrazione di quanto le modalità di partecipazione al vivere sociale siano radicalmente cambiate. Le parole cantate, sembrano essersi svuotate del loro significato, le canzoni vengono apprezzate solo se riconosciute al ché le mani iniziano ad essere battute a ritmo, le parole sussurate sottovoce, il cantante allora sorride, sente di aver raggiunto il proprio obiettivo, di aver soddisfatto il pubblico. Assistere a questo spettacolo poi, navigando nel silenzio della laguna, acuisce ulteriormente la sensazione che quelle parole siano ormai fuori dalla realtà: la voce del cantante non riesce a raggiungere la terra, è solo un bell’urlo nel vuoto che la circonda. Resta una sensazione di completo straniamento. Questa l’amara conclusione: più volte durante lo spettacolo viene ripetuto che la parola libertà non è più possibile essere pronunciata; ritengo invece non si senta più nemmeno il bisogno di farlo; può bastare farsi cullare ogni tanto da dolci ricordi. The Beat goes on di e con Giulio Casale organizzato dall’associazione Dedalus Events durata 90’
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