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Torino 26 "TONY MANERO" di PABLO LARRAìNOrrore, tragedia e metafora nel Cile degli anni Settantadi Ada Guglielmino 1978, Santiago del Cile. Raul Peralta, sfaccendato ballerino che vive di espedienti, aspira a diventare come John Travolta e il suo personaggio de "La febbre del sabato sera": Toni Manero. Un’aspirazione che fin da subito si intuisce maniacale e ossessiva, alimentata da una situazione politica e sociale disastrosa. Una corsa verso il fallimento dai risvolti drammatici.
Personaggio sgradevole e disturbato, ridicolo e squallido, irritante e violento: Raul Peralta ha un sogno nel cassetto, ma vive nella Santiago del Cile degli anni Settanta, dove le tradizioni del suo paese vengono a poco a poco fagocitate dai modelli americani importati dalla dittatura dei generali. A Santiago c’è molta povertà, c’è il coprifuoco, gli sgherri di Pinochet girano in borghese arrestando e perseguitando gli oppositori del regime senza andare tanto per il sottile. Il nostro antieroe, un fallito psicopatico dall’eloquio poco più che monosillabico, ha cinquant’anni. Non bastassero quindi le gravi turbe psichiche che egli abilmente nasconde a chi gli sta intorno, ostentando un’arrogante sicumera, ci si mettono pure le manie tipiche dell’età di mezzo: tintura dei capelli per cercare di assomigliare a John Travolta e completo bianco con camicia nera, da indossare in occasione del concorso televisivo per designare il "Toni Manero del Cile". Naturalmente le ossessioni non finiscono qui. Per raggiungere il suo obiettivo, Raul non esita ad eliminare fisicamente qualsiasi ostacolo o persona che si frapponga fra lui e il soddisfacimento di ogni suo bisogno. Nel frattempo i suoi amici ballerini, oppositori del regime, vengono arrestati, ma essendo Raul incapace di qualsiasi sentimento, nemmeno questo costituirà un problema per la sua partecipazione alla trasmisione televisiva. Nella sgradevolezza delle immagini e di alcune scene della seconda opera di Pablo Larraìn, dopo Fuga del 2005, emergono alcuni aspetti interessanti: intanto lo spunto iniziale, l’idea di utilizzare un emarginato praticamente analfabeta come metafora del disfacimento politico e sociale di un paese dilaniato da contrasti e in cui la violenza è l’unica possibile espressione. Poi c’è il protagonista, Alfredo Castro, attore cileno che ha co-firmato la sceneggiatura insieme al regista e a Mateo Iribarren e che è molto bravo nel dare a Raul doppiezza e ambiguità per tutta la durata del film, fino all’inevitabile, peraltro assai prevedibile, fallimento. E infine l’aver saputo ricreare l’atmosfera della Santiago di quegli anni, non solo nelle immagini girate nella parte storica della città, ma anche la paura e l’angoscia che permeavano la vita quotidiana. Un film del genere "sporco e cattivo", rivelazione nella Quinzaine des Réalisateurs a Cannes 2008, nelle sale italiane dal 28 novembre 2008, candidato per il Cile all’Oscar come miglior Film straniero. Molto lontana dalla commedia, che il titolo potrebbe evocare, la pellicola è molto dura, violenta e sgradevole, a tratti estrema nelle scelte stilistiche, che farà andare in visibilio i cinefili, un po’ meno (forse) il pubblico. Titolo originale: Tony Manero Nazione: Cile, Brasile Anno: 2008 Genere: Drammatico Durata: 98’ Regia: Pablo Larrain Cast: Alfredo Castro, Paola Lattus, Héctor Morales, Amparo Noguera, Elsa Poblete Produzione: Fabula Productions, Prodigital Distribuzione: Ripley’s Film Data di uscita: 28 Novembre 2008 (cinema)
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