VEDI ANCHE |
|||||||||||||||||||||||||
"TRAMONTO" DI RENATO SIMONITorna sulla scena nella rilettura di Damiano Michielettodi Giuseppe Barbanti Finissima messa a nudo di due rapporti, moglie – marito e madre – figlio, attraverso un’approfondita analisi della straripante personalità del protagonista, il conte Cesare.
A dirigere Tramonto di Renato Simoni, la nuova produzione di Teatro Stabile del Veneto “Carlo Goldoni”, Teatri spa di Treviso e del Teatro La Contrada di Trieste e la distribuzione di Arteven, Damiano Michieletto, che, fra un allestimento lirico e l’altro, ha concentrato negli anni il suo impegno nella valorizzazione del repertorio veneto, dimostrando con i suoi spettacoli che vi sono diversi testi in lingua veneta della prima metà del ‘900, in grado tuttora di continuare a divertire ed emozionare il pubblico contemporaneo. Un grande autore, punto di riferimento per il mondo teatrale italiano per tutta la prima metà del ‘900 come critico teatrale del Corriere della Sera, quando ancora la recensione dello spettacolo aveva la funzione di orientare le scelte del pubblico, per un testo sicuramente non inferiore, il cui ultimo allestimento in ambito professionale risale a un quarto di secolo fa, protagonista l’indimenticabile Alberto Lionello. “E’ un testo di grande interesse, che, per il respiro e l’approfondita analisi psicologica sottesa alla descrizione dei rapporti fra Cesare, il sindaco conte dalla straripante personalità, e la madre e fra Cesare e la moglie, avvicina il teatro di Simoni a grandi autori del calibro di Ibsen e Strindberg – spiega Michieletto - La commedia anticipa, proprio nella figura di Cesare l’approccio con un tema che sarà sviscerato da Luigi Pirandello nel 1926 in Uno, nessuno e centomila. Non esiste solo un conte Cesare, ma ne esistono tanti quanti sono gli esseri umani. “La grande idea drammaturgica di ”Tramonto” sta tutta nella scoperta del conte Cesare, ricco possidente e amministratore pubblico abituato a far prevalere comunque e ovunque, tanto in famiglia che nella società, il suo punto di vista, di non essere per gli altri quell’Uno che crede di essere per sé – prosegue Michieletto – Il detonatore è la scoperta di un antico tradimento della moglie, poi a precipizio il crollo di tutti i valori o pseudo tali su cui aveva costruito la propria vita. Il suo dramma è non riuscire ad accettare l’immagine e la considerazione che gli altri hanno di lui” Prosegue anche in questo spettacolo il sodalizio con il giovane scenografo Paolo Fantin, che dal 2005 ha affiancato Michieletto in quasi tutte le regie che gli sono state affidate. Nutrita la distribuzione, con numerosi interpreti veneti: Dorotea Aslanidis, Nicoletta Maragno, Giancarlo Previati, Massimo Somaglino e Lino Spadaro, Pino Costalunga, Eleonora Bolla, Maria Grazia Plos, Michele Casarin, Andrea Pennacchi. Foto di scena Digital ink - Rovigo
|
|||||||||||||||||||||||||
Applicazione SPIP | Web design HCE s.r.l. |
Registrazione al Tribunale di Venezia n.1491 del 24-09-2004 | Disclaimer | 2012 Creative Commons |





