VEDI ANCHE |
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
"Terrore ad Harlem" di Umberto LenziCinema, omicidi e tarocchidi Giacomo Sebastiano Pistolato Roma, Dicembre 1942. L’Italia è ancora imbrigliata nel regime fascista, ormai prossimo al collasso. Gli italiani sono stremati, consunti dalla guerra, dai razionamenti alimentari e dal fiorire del mercato nero. Uno degli ultimi strumenti di propaganda e di consenso resta il cinema. E a Cinecittà Carmine Gallone viene incaricato di girare un kolossal ambientato a New York sul mondo del pugilato. Tony Mauriello, un pugile italoamericano, è chiamato sul set dal regista come consulente tecnico sportivo. Qualche settimana dopo l’inizio delle riprese, Mauriello viene trovato morto nel suo appartamento. La polizia liquida il caso come suicidio, ma l’investigatore privato Bruno Astolfi, garante della sicurezza sul set del film di Gallone Harlem ed ex commissario radiato per le sue convinzioni antifasciste, è convinto che si tratti di un omicidio...
Dopo Delitti a Cinecittà (Coniglio Editore, 2008), tornano le indagini di Bruno Astolfi e le commistioni tra omicidi e cinema scaturiti dalla penna leggera del regista cult (suoi B movies del calibro di Roma a mano armata, Milano odia: la polizia non può sparare, Orgasmo, Paranoia) Umberto Lenzi. In una Roma vessata e incupita dal regime, il mondo del cinema irrompe tra le pagine di Terrore ad Harlem come un personaggio vero e proprio. Lenzi affida ai protagonisti della settima arte di quegli anni comparsate più o meno importanti che conferiscono al romanzo un sentore realistico e al tempo stesso un valore storiografico aggiunto. Purtroppo non sempre l’inserimento di questi caratteri realmente esistiti è funzionale alla narrazione, rivelandosi dunque un mero esercizio di memoria storico-cinematografica. Lo spunto su cui si basano gli avvenimenti è piuttosto usuale, e la catena di omicidi che poco a poco si dischiude agli occhi di Astolfi - come gli indizi che li collegano - ha il sapore di già letto e sentito. Resta il pregio di un racconto senza sbavature, lineare e onesto, senza presunzione. L’intreccio tra fiction e storia si rivela comunque credibile e stuzzicante per apassionati e non, che vedranno l’ex commissario incontrare artisti del calibro di Mario Soldati, Aldo Fabrizi e i fratelli De Filippo, solo per citarne alcuni. Umberto Lenzi, Terrore ad Harlem, Coniglio Editore, 2008, pp. 207, € 12,00.
|
|
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Applicazione SPIP | Web design HCE s.r.l. |
Registrazione al Tribunale di Venezia n.1491 del 24-09-2004 | Disclaimer | 2012 Creative Commons |





