“The City of Violence (Jakpae)” di Ryoo Seung-wan

A metà strada fra il western e Fukasako

Fuori Concorso
Tae-soo è un bravo ispettore a Seul; improvvisamente dalla città natale, Onsung, arriva una ferale notizia: Wang-jae, amico d’infanzia di Tae, e gangster redento, è stato ucciso. Si riunisce così, nella peggiore delle occasioni, il gruppo di amici che con Tae avevano condiviso gli anni dell’adolescenza: la mascotte Sak-hwan, il fratello maggiore di quest’ultimo, il nerd del gruppo, e lo spaccone Pil-oh, che è anche colui che ha ereditato l’impero malavitoso di Wang-jae. Una volta scoperto che non si è trattato di un caso, ma di un omicidio premeditato, scatta l’operazione vendetta.

Dapprima, i due amici più interessati alla vendetta, Tae e Sak, si muovono ognuno per conto proprio. Ma le loro strade convergeranno, fra un combattimento a colpi di tae kwon-doo e l’altro, e si ritroveranno a fronteggiare insieme un nemico dolorosamente e tristemente inaspettato.
Pil-oh, infatti, una volta “ereditata” l’attività malavitosa di Wang, la manda all’aria, sconvolgendo anche i delicati equilibri della città. Dopo essere stato pubblicamente svergognato da Wang per la sua inettitudine nel gestire la mala locale, Pil, ebbro di sete del potere e ubriaco della propria arroganza, cerca e trova vendetta nei confronti dell’amico fraterno. Tae e Sak non riescono a sopportare l’idea, ma la rabbia prevale, spingendo i due amici verso una resa dei conti tragica.

A metà tra il western e Fukasako si diceva nel sottotitolo. Di stampo western metropolitano è la storia di vendetta e di resa dei conti, tipica del modello di questo genere. Allo stesso tempo l’influenza del nipponico Kinji Fukasako, maestro dei film Yakuza a cavallo fra gli anni sessanta e settanta, è indiscutibile sia a livello di scrittura, dialoghi ficcanti e humor nero come se piovesse, sia a livello registico, in special modo nell’uso spropositato dello zoom anche in vece della carrellata sia nell’utilizzo di piani dalle vertiginose inquadrature oblique.

A tutto questo si aggiunge il sostrato di cultura cinematografica moderna da cui derivano, a livello tecnico, la spettacolarità, la cura dei dettagli e un montaggio frenetico nelle scene di combattimento (molto riuscite anche grazie al valore coreografico di un arte marziale come il tae kwon-doo), e l’uso dello split screen; a tutto ciò, ovvero al retaggio del passato, al retaggio di genere ed al retaggio contemporaneo, si aggiunga quel pizzico di magia che sembra ammantare gli autori della Corea del Sud in questi ultimi anni, il cui tocco, la maestria tecnica ed estetica rappresentano al momento il meglio della cinematografia mondiale.

Da questo crogiolo filmico è saltato fuori un film davvero eccezionale, un film che trova anche il tempo di parodiare se stesso, sintomo di grande auotoironia, di intelligenza ed umiltà, qualità che raramente trovano spazio nel cinema odierno.

Titolo originale: Jjakpae
Nazione: Corea del Sud
Anno: 2006
Genere: Azione, Drammatico
Durata: 92′
Regia: Seung-wan Ryoo
Sito ufficiale: www.zzakpai.com
Cast: Ryoo Seung-wan, Jung Doo-hong, Lee Bum-soo
Produzione: Weyunaegang Productions
Distribuzione: 20th Century Fox
Data di uscita: Venezia 2006