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"The Happy Poet" di Paul GordonL’allegra poesia della quotidianitàdi Andrea Vesentini Un film che canta nella sua semplicità la poesia del quotidiano e che sembra riproporre narrativamente il progetto stesso del cinema indipendente. In fondo cercare di cambiare le abitudini alimentari di un paese con un carretto sgangherato che vende cibo organico non è così diverso dal voler riscoprire il valore del cinema fuggendo da grossi capitali e stelle patinate.
Austin, Texas. Il progetto di Bill sembra semplice: aprire un chiosco in tutto e per tutto simile ai tanto comuni carretti che vendono hot dog, ma offrire solo cibo organico o vegetariano cercando nel suo piccolo di scardinare le cattive abitudini dietetiche ed economiche del paese. Dopo qualche travaglio, l’attività prende piede, grazie anche all’aiuto di un amico che si occupa delle consegne a domicilio e di un (apparente) senzatetto che offre a Bill le motivazioni per andare avanti anche quando l’avventura sembra vacillare. Tuttavia, non ci vorrà molto perché Bill scopra che cambiare il mondo, o forse semplicemente la propria vita, partendo da un piccolo progetto nemmeno troppo rivoluzionaro sia più difficile di quel che pensasse... Il protagonista, interpretato dall’autore del film, aspirante poeta senza troppe doti e senza il dono del sorriso, si trova a battezzare ironicamente il chiosco "the happy poet", "l’allegro poeta", quasi a simboleggiare che in fondo la felicità e la poesia a volte derivano dai piccoli gesti e dalla banalità del quotidiano più che da qualche verso letterario o da grasse risate. Ed è proprio questa poetica del vuoto che occupa gran parte delle nostre vite, quell’oceano di parole vacue e luoghi comuni pronunciati quasi a riempire gli imbarazzanti spazi di silenzio di cui è fatta l’esistenza, che accomuna il giovane regista americano ad un suo ben più noto concittadino, Richard Linklater: il film più volte sembra echeggiare lo stile e l’umorismo di Slacker, anche se la pellicola di Gordon non è naturalmente altrettanto rivoluzionaria. E più che mostrare una diretta influenza di Linklater, The Happy Poet sembra rispondere alla stessa atmosfera della città di Austin, del particolare tipo di cultura che si è venuto a creare nella capitale del Texas, patria di migliaia di studenti, persone che vivono alla giornata, filosofi da bar e in generale "fannullisti", ovvero gli "slackers" da cui questo tipo di cinematografia si origina e che è riuscita a dar vita in questo angolo di Texas ad un vero e proprio stile e sottogenere che immortala lo spirito non solo del luogo, ma anche di una cinema indipendente americano che ricerca nella suddetta banalità del quotidiano il valore vero dell’esistenza. Il progetto di Bill, non a caso, sembra correre parallelo al progetto del regista: partire da un piccolo budget, con un progetto non troppo ambizioso ma che nel suo piccolo vuole cambiare in meglio la società, "senza fuochi d’artificio", come Gordon stesso definisce il suo film, ma che cerca di ritrovare nella semplicità di un momento qualunque, dove nulla succede, la scinitilla per costruire qualcosa che sia produttivo, bello e generi felicità. Poco importa se spesso i personaggi sembrano semplicemente essere se stessi nella vita quotidiana davanti alla cinepresa, o se lo stile registico scarno e al limite del banale di Gordon nulla aggiungerà o toglierà alla storia del cinema: anzi, è proprio questa capacità di riflettere la realtà anche nelle sue forme più noiose e inconcludenti che avvicina il cinema indipendente americano (e qui si tratta di vero cinema indipendente, di quello che al 99% dovrà lottare per trovare distribuzione) alla vita di tutti i giorni, dimostrando al pubblico che anche nel vuoto, in un’inquadratura apparentemente casuale e in una dialogo che sembra usare mille parole per non dirci nulla di nuovo, può celarsi un attimo di poesia, e, come le molte risate in sala confermano, di sana allegria. Titolo Originale: The Happy Poet Anno: 2010 Durata: 85’ Regia: Paul Gordon Cast: Paul Gordon, Jonny Mars, Chris Doubek, Liz Fisher. Uscita: Venezia 2010
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