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"The Resistance" dei MuseRivoluzione, resistenza o smarrimento?di Emanuele Rauco Uno dei più importanti, famosi e intelligenti gruppi rock della scena contemporanea non può non far rumore all’uscita di ogni nuova fatica discografica, specie se le capacità compositive della band la portano a variare, cercare, persino sperimentare nei suoni.
Per questo The Resistance non può, in un senso o nell’altro, lasciare indifferente l’ascoltatore. Il quinto album dei Muse infatti fa quello che ogni album partorito da menti accorte dovrebbe fare, partire da basi forti, da stilemi e marchi di fabbrica chiari sui quali non solo fondare il rapporto col proprio pubblico, ma anche approfondire discorsi e ricerche sonoro/musicali. Questo il gruppo di Ralph Bellamy fa, il punto è capire se lo fa più o meno bene. Il disco, ispirato nei testi dalla reinterpretazione di 1984, il capolavoro letterario di George Orwell, prova a sondare uno dei lati più interessanti, sebbene sottintesi, della musica del gruppo e cioè il lato strumentale e orchestrale che non solo va ad arricchire l’arrangiamento dei singoli pezzi ma diventa un vero e proprio elemento compositivo, con cui confrontarsi grazie all’intervento dell’Edodea Ensemble di Edoardo De Angelis. Se l’apertura pare molto “classica” con due pezzi energici nell’esecuzione (Uprising) e nel ritmo (Resistance), il resto dell’album comincia a connotarsi lungo i segni di una deviazione: Undisclosed Desires sembra un pezzo rock classico un po’ manierato, ma il primo singolo United States of Eurasia sembra quasi un remake dei Queen, con il pianoforte, i cori in falsetto e un attitudine sinfonica negli unisono che colpisce piacevolmente. Anche se in fin dei conti, per avere qualcosa di realmente diverso, bisogna aspettare gli accenni hard rock classico venati d’elettronica di MK Ultra e soprattutto la suite conclusiva, Exogenesis Symphony, in tre parti completamente orchestrali (o sintetizzate) in cui la vera vena dell’opera viene fuori. Anche se a dire il vero, sembra quasi che il discorso sia rimasto sulla carta, visto che delle tre parti, l’unica a funzionare sul serio è la prima, dove le anime del progetto si mescolano con risultati realmente espressivi (l’uso del piano), mentre nelle altre due parti, echi di percorsi simili si sommano un po’ goffamente, (il pensiero va soprattutto ad alcuni gruppi di metal sinfonico). Senza nulla togliere alla forza musicale del terzetto di Teignmouth, che sa coinvolgere il suo pubblico abituale, ma dopo avergli promesso qualcosa che, forse, resta nell’aria e non nelle orecchie. Altra pecca forse è nella produzione, fin troppo elegante eppure mai realmente avvolgente: forse sono tutti semplici peccati veniali, ma a voler andare oltre il piacere primo, c’è di che rimandare Bellamy e soci. Appuntamento in giro per l’Italia per gli esami di riparazione. TRACKLIST: 01. Uprising 02. Resistance 03. Undisclosed Desires 04. United States Of Eurasia (+Collateral Damage) 05. Guiding Light 06. Unnatural Selection 07. MK Ultra 08. I Belong To You (+Mon Coeur S’Ouvre A Ta Voix) 09. Exogenesis: Symphony Part I (Overture) 10. Exogenesis: Symphony Part II (Cross Pollination) 11. Exogenesis Part III (Redemption)
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