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"Tonight: Franz Ferdinand" dei Franz FerdinandRitmi e vibrazioni di una dance intelligentemente popdi Emanuele Rauco Il nuovo rock, quello che flirta con la dance, il pop e l’elettronica, quello che indifferentemente riempie le discoteche e le sale dei concerti, spopola in classifiche e rock club ha un nume tutelare: i Franz Ferdinand. Non perché siano i migliori, o i primi, ma perché sono coloro che hanno meglio degli altri mescolato le varie influenze e ambizioni musicali.
E’ così dall’esordio omonimo del 2004, lo è di nuovo nel 2009, con questo terzo album, dal titolo celebrativo e ironico, che presenta una band che, se non ha molto cambiato la propria formula musicale, l’ha sicuramente solidificata, rafforzata, resa completa: e probabilmente per loro, questo è l’album migliore. Un disco di 12 tracce, che frulla con la solita giocosità e allegria, il pop delle melodie e dei ritmi, col dance-rock di sapore INXS, la sezione ritmica funky e il cantato tipicamente british, il tutto amalgamato da un amore per l’elettronica che ora diventa sperimentazione, ora pretesto per scatenarsi in danze e innocui baccanali, stemperati qua e là da una sana malinconia. Si parte chiaramente con un pezzo da imprimersi a mente, un tormentone, la risposta del loro precedente successo Do You Want To: Ulysses è una canzone divertente, spensierata, ma al tempo stesso convincente per solidità dell’impatto sonoro (le chitarre nell’inciso) e precisione nella mistura sonora, che porta non troppo a spaziare, ma sicuramente ad andare a fondo nel loro mondo. Turn It On è rockeggiante e attraente quanto Send Him Away sembra rispolverare il pop stile The Fratellis con influenze latine, passando per sorprendenti aperture dark come Twilight Omens (tra i pezzi migliori) e vellutate ninne nanne, come Dream Again. Discorso a parte, e sincero applauso meritano il convincente rock’n’roll di Bite Hard, quasi un pezzo dei Supergrass, l’anthemica What She Came for e Lucid Dreams, dove si sperimentano suoni e durezze inaspettate, che la delicata conclusione di Katherine Kiss Me stempera. La parte del leone, in questo brillante e trascinante album, la giocano il corposo e sensuale basso di Bob Hardy e la chitarra ora giocosa ora più matura di Nick McCarthy, che cura anche la parte delle tastiere e dell’elettronica, che danno il tocco più a un disco in cui la voce morbida di Alex Kapranos sa essere ironica quanto basta. Un disco suonato – molto e bene – curato e pronto da replicare live, che ha tutte le caratteristiche della pietra su cui poter costruire il prosieguo di una carriera in cui continuare a maturare e ispessire composizioni ed esecuzioni: cosa che i Franz Ferdinand, finalmente, hanno cominciato a fare. Come ad annunciare: ed ora non ci ferma più nessuno. TRACKLIST: Ulysses
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