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"Trattato di funambolismo" di Philippe PetitSul filo con rigore e poesiadi Fabrizia Centola World Trade Center, 1974. L’uomo vestito di nero, sottile, scivola leggero con i piedi sul cavo d’acciaio. Sospeso, serra tra le mani una lunghissima asta, poi si ferma, per un attimo, s’inginocchia e saluta. Chi? Forse il vuoto, forse il pericolo o forse 450 metri sotto, uomini diversi da lui, che lo guardano con lo stupore che può dare un’illusione collettiva.
Ma Philippe Petit è concreto. E’ l’uomo che tende il filo per camminare sospeso nell’aria, che sul filo corre per poi, disteso, riposare sorretto dall’equilibrio. E’ l’uomo che percorre sentieri nel vuoto, che collega torri e montagne; è l’uomo che cerca la perfezione senza vendere la sua arte. E’ pura magia; è un vero spettacolo. “Il vero uomo di filo sa che la linea sulla quale si impegna non ha misura…Nel silenzio, senza compagnia, egli porta sul cavo tutto quello che sa della terra. Evita i movimenti che lo spazio non tollera e raccoglie gli altri in una sequenza che leviga, affina, alleggerisce e stringe prima di tutto contro se stesso.” Nato in Francia nel ‘49, autodidatta giocoliere e funambolo, ribelle, viaggiatore del mondo, artista di strada alla continua ricerca di spazi di libertà impara così a dominare la sua vita: ad educarla a un rigore che lo conduce ad una magica e totale intensità e all’espressione alta di un’arte solitaria. Trattato di funambolismo di Philippe Petit, pubblicato in Francia nell’85, vuole essere un saggio sul mestiere del funambolo, ma si stacca di continuo dalla prassi per volgere verso poetiche metafore e filosofici precetti di vita. E’ l’umana esplorazione che conduce alla ricerca della perfezione; è la ripetizione, la pazienza, la consapevolezza del sé e del fuori di sé. E’ il senso del pericolo e del limite che non deve mai abbandonare, altrimenti cresce il rischio; è la paura che non arriva a morderlo perchè lui la sconfiggere con la creatività, “ col troppo da fare”. Philippe Petit libero e rigoroso viaggiatore dell’aria, solitario artista del vuoto ci regala l’incanto di una vitalità straordinaria capace di spostare il limite. Una personalità ribelle, visionario artista migrante sul filo, ha attraversato diverse forme d’arte: dalla letteratura al cinema, dalla musica al teatro, avvicinando a se intellettuali e artisti incantati dalla sua unicità e dalla sua leggerezza tra cui Mikhail Barisnikov, Paul Auster, che scrive la prefazione di questo libro, Werner Herzog e Sting. Breve e denso, il Trattato di Petit cattura il lettore portandolo, almeno per una volta, a camminare leggero sul filo. Su Philippe Petit è da segnalare anche il film documentario di James Marsh, Man on Wire, prodotto dalla BBC nel 2008 e vincitore dell’Oscar come miglior documentario, in cui sono ricostruite due importanti performance sul filo: Notre Dame de Paris (1971) e il sopraccitato World Trade Center (1974). Philippe Petit, Trattato di funambolismo, Ponte alle Grazie, pp. 126 12,50 euro.
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